Il miracolo relazionale che si compie grazie alla scuola

Prendo spunto da un articolo di Rosaria Frandina pubblicato su "Orizzonte Scuola" per riflettere su cosa si deve intendere per “azione educativa”. Per molti teorici “educare”, in senso strettamente scolastico, vuol dire agire in termini nozionistici sul discente

o meglio colui che impara: in questo caso, capire ed imparare vanno di pari passo perché il primo termine è funzionale all’altro. 

Se considerassimo l’azione scolastica su questa dimensione, la suola si trasformerebbe in un luogo assolutamente tecnico in cui si guarda solo alla competenza dello studente in prospettiva del personale progetto lavorativo da compiersi nella fase adulta. 

Ma la scuola non può e non deve essere soltanto questo. La scuola deve “formare l’uomo” non soltanto coltivando in il seme del sapere, ma stimolando la sua crescita in senso psicologico e civico. L’occasione è buona per riflettere sulle differenti modalità di formazione scolastica presenti nel nostro paese, sulle quali è importante essere informati. Ci sono famiglie che, per i propri figli, scelgono il percorso dell’educazione parentale (homeschooling), che disciplinata in Italia con il Decreto Legislativo 25 aprile 2005, n. 76, Art. 1, comma 4.

L’articolo recita così: “I genitori, o chi ne fa le veci, che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dei propri figli, ai fini dell’esercizio del diritto-dovere, devono dimostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità, che provvede agli opportuni controlli.” 

L’homeschooling nasce quindi dal presupposto costituzionale che l’educazione e l’istruzione dei figli possono non essere demandate ad alcuna agenzia formativa, ma possono passare dalle figure genitoriali. Pertanto un genitore può decidere, in accordo con l’altro, di provvedere direttamente all’istruzione del bambino. 

Dal punto di vista formativo questa scelta può essere anche più o meno condivisa, anche in relazione alla crescita culturale delle figure famigliari di riferimento. 

L’homeschooling è occasione per fare alcune riflessioni sulla trasmissione dei valori relazionali, dell’interazione tra pari, della sperimentazione e del riconoscersi (e trovarsi) con i coetanei, che non deve venire meno in nessuna tipologia formativa in cui il ragazzo è inserito, che sia di educazione parentale o “classica”. 

La meraviglia che la scuola ci permette di veder compiere è che da una prospettiva prettamente individuale, centrata su e stessi, quindi in un’ottica piuttosto limitante, si passa alla costruzione di un progetto di vita concepito sulla partecipazione emotiva all’interno del gruppo e nel rapporto con l’insegnante. 

“I discenti, alfabetizzati emotivamente, sono, concretamente, aiutati a riconoscersi e a farsi  riconoscere per quello che, complessivamente, sono maturando una “forma mentis” ed un “modus operandi” attivi che spendono, in modo naturale. Aver imparato a conoscere se stessi, in tutte le dimensioni, prima di tutto quella interiore, quella delle emozioni e dei sentimenti che rendiamo manifesti in tutte le azioni della quotidianità, quella che ci fa essere Uomini è la positiva rendicontazione del Successo formativo!”. (fonte Orizzonte Scuola)

È proprio la scuola che può realizzare questo miracolo: è a scuola che l’intelletto si intreccia con il patrimonio emotivo individuale che, visto in termini psicologicamente più panoramici, assume i contorni di un patrimonio collettivo che si realizza grazie al miracolo relazionale. 

Raffaele Focaroli ha pubblicato il libro “Ai bambini non si raccontano bugie: guida educativa per bambini e adolescenti” Edizioni Amarganta. 

“Non è raro per un minore doversi confrontare con una realtà famigliare difficile, ai suoi occhi insormontabile, così come non è raro che non si renda conto di ciò che stia accadendo nel contesto della sua famiglia. Era dunque un “Dovere” quello di cercare una chiave interpretativa a misura di ragazzo attraverso la quale spiegare il ruolo delle diverse istituzioni che intervengono nella tutela dei minori. Allo stesso modo, risulta indispensabile orientare i giovani nell’ambito dei procedimenti giudiziari che coinvolgono i loro genitori finiti sotto la lente di ingrandimento di un Tribunale nella verifica della responsabilità genitoriale. Una guida pratica, snella e di facile assimilazione attraverso la quale il bambino e l’adolescente potranno dare una risposta a ciò che è difficile capire ma, soprattutto, spiegare. A tal fine si consiglia ai ragazzi la lettura del testo in compagnia di un adulto.”

a cura di Raffaele Focaroli 
Giudice del Tribunale dei Minori