Dal latte ai cibi solidi: alimentazione naturale per svezzare i bambini

Quando si parla di svezzamento si fa un grande errore legato al facile uso di questa parola. “Svezzare” significa togliere un vizio. Ma siamo proprio sicuri che il latte, che fino a questo punto aveva fatto crescere il bambino, sia un vizio? 

Allora forse è meglio parlare di alimentazione complementare. Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale delle Sanità ci dicono che dopo i 6 mesi circa di vita, al bambino si può cominciare a proporre una serie di altri alimenti diversi dal latte materno. Ovviamente dobbiamo guardare non solo all’età, ma anche alla perdita di alcuni riflessi, alla capacità di stare seduto autonomamente, all’interesse per il cibo. Bene, arrivato questo momento il bimbo viene avvicinato a un’alimentazione diversa, più simile alla nostra. 

Esistono diversi approcci per fare questo, ma in tutti il comune determinatore che deve essere sempre tenuto presente è la proposta di alimenti sani. E qui la natura gioca a nostro favore! In un sistema incontaminato, quale è quello del bambino, cosa proporgli di sano?

Quando il bambino inizia a mangiare altri alimenti è bene prestare attenzione a quello che gli diamo, la qualità, la provenienza, la conservazione etc. Partiamo dalla frutta e dalle verdure: l’ideale sarebbe utilizzare prodotti di stagione, coltivati senza uso di pesticidi chimici, possibilmente nostrani.

Le carni devono essere derivanti da allevamenti ben tenuti, con animali che mangiano mangime sano, senza uso di ormoni per aumentare la crescita.

Per il pesce attenzione a quelli di taglia più grossa per la quantità di mercurio presente.

I formaggi da preferire sono quelli freschi, non stagionati.

Quindi, tra alimenti di questo genere e tutto quello che riguarda il “baby food”, ovvero tutti quelli alimenti creati appositamente per i bambini, cosa preferire? Siamo proprio sicuri che siano più sani di quelli preparati in casa? 

Gli  alimenti  industriali,  per  quanto  sani  possano  essere,  sono  sempre preparazioni  che  contengono  conservanti,  non  si  conosce  sempre  la provenienza dei materiali, spesso hanno zucchero o sale aggiunto (la maggior parte non specifica la dicitura “senza sale o senza zucchero aggiunto”), a volte non sono di prima scelta, come nel caso dei formaggini. Al supermercato, ad esempio, vendono dei prodotti composti da yogurt e frutta,  ma  sono  conservati  fuori dal  frigo,  sugli  scaffali,  insieme agli  altri  omogeneizzati.  Quanti conservanti  ci  devono  essere per tenere in questo modo un prodotto che nella normalità ha bisogno di basse temperature? Quindi non facciamoci portare fuori strada dalle pubblicità e dal fatto che  tutti  ormai  cedono  al  “baby food” con la convinzione che sia più controllato o anche più facile da  preparare.  Cosa  c’è  di  più controllato  di  quello  che  una mamma sceglie con cura da un macellaio, da un fruttivendolo, in un caseificio, per poi prepararlo e rendendolo fruibile a questo bambino che per la prima volta si approccia al cibo diverso dal latte? 

Scegliendo   questa   modalità forse,  oltre  a  far  stare  bene  il proprio   piccolo,   si   può   avere il doppio vantaggio di portare un’alimentazione sana anche sulla nostra tavola. Perché no, anche a noi fa bene mangiare sano! 

Allora buona scelta e buon appetito! •

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica