Nel novero delle proposte educative rivolte ai più piccoli quelle musicali hanno certamente una grande importanza.
Dal punto di vista culturale la musica è sempre stata parte integrante della formazione dell’individuo a partire dalla Grecia antica. In epoca medievale essa faceva parte del “Quadrivium”, l’insieme delle discipline necessarie per poi affrontare la filosofia e la teologia.
Nel XVIII e XIX secolo la pratica della musica da camera era diffusa sia tra la nobiltà sia tra la borghesia europea. Le classi popolari, dal canto loro, vedevano nel canto spontaneo il loro principale mezzo di espressione e di trasmissione della cultura orale. Un tempo queste melodie facevano parte del bagaglio culturale di chiunque.
La massiccia diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e della musica riprodotta ha cambiato radicalmente la situazione dal dopoguerra in poi: il canto spontaneo è quasi del tutto scomparso e la fruizione musicale è divenuta sempre più passiva.
Purtroppo la pratica musicale oggigiorno rischia di rimanere confinata al professionismo. Al contrario il “fare musica” dovrebbe essere considerato una competenza di base come leggere e scrivere; lo psicologo statunitense Howard Gardner paragona l’importanza dell’intelligenza musicale alla logica. È altres dimostrato che lo sviluppo della musicalità favorisce l’integrazione delle diverse componenti della personalità: percettivo motoria, logica e affettivo sociale.
Ecco perchè la pratica della musica in età precoce aumenta le competenze del bambino anche in ambiti non specificamente musicali come la coordinazione motoria, l’attenzione, la memoria e la capacità di interagire con gli altri.
La didattica musicale si rivolge ai bambini e ai ragazzi con metodologie differenti.
Dai 3 ai 5 anni la proposta preferibile è la propedeutica musicale. Si tratta di un’attività collettiva in cui il maestro insegna ai piccoli la musica “facendola”, suonando con loro i primi elementari moduli ritmici con gli strumenti a percussione e proponendo loro semplici melodie all’unisono. Questo tipo di lavoro, se condotto con gradualità e sistematicità sviluppa notevolmente le facoltà percettive e mnemoniche dei bambini. Sono le premesse per lo sviluppo e la costruzione dell’orecchio musicale. Dai 6 anni in su si possono proporre ai ragazzi attività musicali più articolate sia collettive che individuali come lo studio di uno strumento.
Durante l’età scolare anche la musica corale è assai indicata come primo approccio alla pratica musicale.
a cura dott. ssa Silvia Vacchi
direttrice e compositrice corale