Come può la muay thai aiutare i nostri bambini?

Nei bambini è naturale la voglia di “aggredire”. Essi imparano che alcune forme di prepotenza permettono loro di controllare risorse come giocattoli o l’attenzione dei genitori.

L’aggressività, infatti è ben diversa dalla distruttività, anzi è soprattutto spirito d’iniziativa, energia, vivacità. Il bambino vuole giocare alla lotta perché essa emerge come pulsione istintiva, e attraverso essa scopre naturalmente il proprio corpo.

Tutti gli sport di Contatto e di Situazione hanno sicuramente un’ accessibilità, una fruibilità superiore alla media degli altri sport e una capacità formativa della personalità, che scaturisce spontaneamente dalla ricerca continua dell’autostima nel confronto-gioco uno contro uno.

I giochi di contatto, i giochi di lotta, contribuiscono in particolar modo ad indirizzare gli eccessi di energie su binari ben accetti a livello pedagogico poiché confrontarsi è l’espressione di un impulso che il bambino desidera esteriorizzare.

Il bambino che pratica un’arte marziale acquisisce padronanza e conoscenza del proprio corpo, piccoli tasselli di un mosaico orientale ricco e pieno di sfacsfaccettature e cresce in un ambiente in cui etica, rispetto e conoscenza di sé sono le fondamenta di uno sviluppo sano e in cui la sua naturale vivacità trova libero sfogo; è infatti dimostrato che l’iperattività del cervello blocca le capacità sensitive e intuitive.

Ma perché la Muay Thai? La Muay Thai è un’arte marziale che nasce nell’antico regno del Siam (odierna Thailandia) e che racconta le gesta eroiche di un popolo che nei secoli ha sviluppato un particolare ed efficace stile di lotta, vessillo di una cultura millenaria e autentica. È importante sottolineare che la Muay Thai, a dispetto del pensare comune, non comprende la parola “violenza” nel proprio vocabolario, in quanto si avvale di strumenti che vanno ben oltre la manifestazione della forza e della sottomissione.

Questa arte marziale infatti, parte dal presupposto che la lotta non è un modo per scontrarsi, ma un’occasione per incontrarsi in un ring immaginario dove gioco, sport e disciplina si fondono insieme. Il fine ultimo perciò non è la vittoria sull’altro, ma la crescita grazie all’altro. Provare per credere!

a cura di Agnese Giusto
insegnante di arti marziali