La musica come medicina dell’anima

Musica e medicina, già nel mondo antico, erano una sola dimensione. Nel VI secolo a.C. I pitagorici asserivano che “l’animo è armonia” e che la musica può contribuire a ricostruire “l’armonia dell’anima”.

La musica quindi come strumento di purificazione interiore (catarsi), “musica come medicina dell’anima” che possiede altresì, una carica etica e pedagogica sino ad allora mai teorizzata.

La musicoterapia diventa, a partire dal XVIII (primo trattato di musicoterapia a cura del medico musicista Richard Brocklesby), una disciplina scientifica, con diversi ambiti operativi (preventivo, riabilitativo o terapeutico) e differenti modalità d’intervento.

Attraverso l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia), la musicoterapia facilita e favorisce la comunicazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione, l’abilità cognitiva, il comportamento sociale, lo sviluppo delle risorse e delle capacità individuali.

La musicoterapia può essere attiva (suonare), recettiva (ascoltare) o integrata alla psicoterapia. La musicoterapia attiva prevede che l’interazione tra musicoterapeuta e paziente avvenga tramite la produzione diretta di suoni utilizzando la voce, gli strumenti musicali o dei semplici oggetti.

La musicoterapica recettiva invece, è basata sull’ascolto di brani musicali con l’ausilio di riproduttori in cui al paziente viene attribuita una certa attività nella percezione, immaginazione ed elaborazione delle musiche proposte.

La disciplina musicoterapica è applicabile praticamente a tutti i quadri psicopatologici, a tutti i disadattamenti psicosociali e a tutte le forme di ritardo dello sviluppo, poichè il linguaggio che più di ogni altro è in grado di offrire modi efficaci e più autentici di “stare con”, è la musica, per la sua capacità di mettere in relazione le persone, con quello che sono e con quello che hanno, indipendentemente dalle loro capacità di esprimersi, soprattutto quando le relazioni, come spesso accade nella disabilità, sono interrotte o problematiche.

I suoni, associati ai movimenti corporei, mirano a condurre il paziente o il gruppo, il più vicino possibile a quello che effettivamente egli è, oltre la malattia, l’handicap psicofisico, il disagio, permettendogli di comunicare.

Rilevante è la figura del musicoterapeuta, un professionista che, per poter applicare i benefici della musica, deve avere conseguito una formazione professionale specifica.

Il musicoterapeuta è un esperto del linguaggio non verbale ed è il mezzo attraverso il quale un paziente si apre e “tira fuori” le proprie emozioni.

a cura di Debora Natoli
educatrice, cantante, performer, insegnante di canto e di teatro

e di Caterina Mattioli
pianista, musicoterapeuta, antropologa e sociologa