Fin dai primi mesi di vita, pur con qualche variabilità individuale, i neonati cominciano a manifestare un comportamento di attaccamento finalizzato a favorire la vicinanza fisica alle persone alle quali sono legati.
In questa fase il bambino si orienta verso qualsiasi essere umano, senza alcuna distinzione, mediante il pianto, il sorriso e le vocalizzazioni, per indurre l'avvicinamento, la prossimità, il contatto con esso. Questi comportamenti hanno la funzione biologica di assicurare benessere, sicurezza e protezione poiché rappresentano dei richiami che soddisfano il bisogno di cure e di vicinanza. Gradualmente il bambino inizia il riconoscimento delle persone che si occupano di lui, non solo mediante l'olfatto, ma anche attraverso il canale visivo.
Dopo i 2 mesi di vita, grazie anche ai progressi percettivi, il bambino migliora significativamente la capacità di prestare attenzione al mondo esterno e in particolare alle persone che lo circondano. Le interazioni vis-à-vis diventano delle esperienze particolarmente soddisfacenti per la diade figlio-genitore. L'adulto non rappresenta soltanto una fonte statica di interesse; è un individuo costantemente in attività, occupato a stabilire, mantenere, controllare e guidare i contatti reciproci con il piccolo cercando di armonizzare le sue risposte con quelle infantili.
Dopo i 3 mesi il bambino effettua delle comunicazioni dirette verso una o più persone discriminate (madre o altro caregiver). In tale periodo migliorano le capacità discriminative tra figure familiari e persone sconosciute: il lattante passa dalla conoscenza delle caratteristiche generali degli individui alla conoscenza dei tratti specifici delle singole persone con cui egli è a contatto, proprio sulla base delle interazioni sociali. Inizia così l'orientamento verso la figura che si prende cura di lui.
Dal 5° mese il bambino è in grado di distinguere la madre dalle altre persone. In questo periodo, grazie anche al progresso sul piano manipolatorio, l'attenzione viene rivolta agli oggetti inanimati. Le interazioni madre-bambino possono arricchirsi pertanto focalizzandosi sulle attività che egli compie con gli oggetti.
Dagli 8 mesi le interazioni del bambino con chi si prende cura di lui diventano più ricche e complesse, fondate sulla reciprocità e intenzionalità; compare la paura dell'estraneo.
A partire dai 10-12 mesi, il bambino manifesta comportamenti di separazione e di esplorazione con caratteristiche tali da far dedurre che egli non ha più bisogno di continui sostegni percettivi; egli ha ormai a disposizione una rappresentazione interna dell'oggetto del suo attaccamento. Il bambino in questo periodo mantiene un contatto preferenziale con la figura di attaccamento; imparando a camminare autonomamente può seguire la madre e avvicinarsi a lei con più facilità, mentre nei confronti degli estranei manifesta delle reazioni caute e distaccate. In questa fase si manifestano l'ansia da separazione e la paura dell'estraneo che indicano il timore di essere lasciato solo e segnalano la capacità del bambino di riconoscere e di preferire la propria figura di attaccamento. I comportamenti si organizzano attorno a una figura specifica e si struttura il legame di attaccamento vero e proprio, orientato e preferenziale.
Dai 18 mesi le interazioni sociali si arricchiscono sempre di più della componente verbale.
Dopo i 2 anni si sviluppa una relazione basata sullo “scopo programmato” che consiste nel perseguimento di scopi e obiettivi regolati dai feedback provenienti dall'ambiente. I bambini diventano capaci di adottare comportamenti intenzionali, di pianificare i propri obiettivi e di considerare le esigenze altrui. Si stabilisce un rapporto reciproco basato sull'abilità del bambino di intuire e di comprendere le emozioni e i sentimenti della madre nell'adattarsi alle sue esigenze. Con il passare del tempo aumenta il numero delle persone a cui è rivolto l'attaccamento; infatti il bambino può sviluppare un legame d'attaccamento intenso anche con altri membri della famiglia. Le caratteristiche che determinano molto chiaramente la scelta dell'oggetto d'attaccamento sono la disponibilità dell'individuo a prestare attenzione ai segnali del bambino e la creazione di un'interazione intensa; mentre la quantità di tempo trascorso insieme sembra avere un ruolo moderato.
Vari studi hanno dimostrato come la qualità dell'attaccamento genitore-figlio possa condizionare lo sviluppo di relazioni difficili con i coetanei e lo sviluppo disarmonico nell'infanzia e in età più avanzata. L'esperienza precoce con figure di attaccamento non pienamente disponibili e responsive aumenta per i bambini il rischio di insorgenza di disagio psicologico.
a cura dott.ssa Mariangela Pinci
neuropsichiatra infantile