La ricerca della novità e la capacità di esplorare velocemente l'ambiente sono comportamenti positivi per lo sviluppo neuropsicologico del bambino e pertanto devono essere stimolati e favoriti.
Questi comportamenti devono destare preoccupazione quando sono eccessivi e persistenti in tutti i contesti di vita del bambino e nella gran parte delle attività che egli intraprende, tanto da comprometterne l'apprendimento, le capacità di pianificazione ed esecuzione di procedure complesse, le interazioni con genitori, insegnanti e coetanei anche nei momenti di gioco.
Tale quadro, codificato come Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (DDAI), è caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che si manifestano in modo persistente e inappropriato rispetto al grado di sviluppo evolutivo del bambino.
I Sintomi: i bambini affetti manifestano la disattenzione come scarsa cura per i dettagli, difficoltà di pianificazione e organizzazione, incapacità a portare a termine i compiti intrapresi. Presentano difficoltà a prestare attenzione verso un'unica fonte di informazione, cedendo a tutti gli elementi di distrazione presenti. Tutto ciò può predisporre all'insuccesso scolastico e ad una costruzione del sé come incapace o “cattivo”, sebbene si tratti di bambini intellettivamente normodotati.
L'impulsività si esprime come difficoltà ad organizzare azioni complesse con tendenza a cambiare rapidamente le attività e difficoltà ad aspettare il proprio turno in situazioni di gioco e/o di gruppo. L'impulsività si associa generalmente all'iperattività manifestandosi attraverso la difficoltà a rimanere seduti e lo scarso rispetto delle regole, dei tempi e degli spazi dei coetanei.
Il movimento nel DDAI spesso manca di una vera finalità essendo caotico e poco costruttivo. L'iperattività si riscontra anche nella comunicazione verbale che è caratterizzata da discorsi torrenziali e dal passaggio repentino ad argomenti diversi.
Queste modalità di comportamento vanno sempre differenziate dalla normale vivacità del bambino.
La Diagnosi: la diagnosi di DDAI viene posta dal neuropsichiatra infantile che si avvale di specifiche valutazioni cliniche e di informazioni fornite da genitori, insegnanti ed educatori, ed è difficile nella prima infanzia poiché il comportamento, a questa età, è molto vario e presenta caratteristiche simili a quelle dei DDAI.
Le Cause: fattori di origine genetica e ambientale possono favorirne lo sviluppo come pure condizioni familiari e ambientali sfavorevoli. Fino ad alcuni anni fa si pensava che i sintomi descritti si risolvessero con l'età; in realtà sono stati osservati tre tipi di evoluzione del DDAI:
• in un terzo dei casi questi sintomi nella vita adulta non si manifestano più;
• circa il 40% mostra anche da adulti questi sintomi accompagnati talvolta da difficoltà sociali;
• il rimanente 30% dei soggetti manifesta, in adolescenza e in età adulta, oltre all'inattenzione, iperattività e impulsività, anche altri disturbi quali abuso di sostanze, disturbo di personalità antisociale e della condotta.
Frequentemente si riscontra l'associazione, in vario grado, di DDAI con i disturbi d'apprendimento, d'ansia, del tono dell'umore, tic, abuso di sostanze, disturbo oppositivo provocatorio e della condotta.
I Trattamenti: si basano su un approccio multimodale che combina terapie farmacologiche con interventi psicosociali che coinvolgono il paziente, la famiglia e il contesto sociale in cui esso vive. •
a cura dott.ssa Mariangela Pinci
neuropsichiatra infantile