Lo sport più comune fra i genitori è quello purtroppo di sottovalutare la salute della bocca dei propri figli.
C’è la diffusa tendenza a considerare la cavità orale come svincolata di resto del corpo e a sottovalutare le sue imperfezioni. Se si ascoltano come fossero un oracolo ortopedici e dermatologi, si dà per scontato che col dentista si debba parlare solo di denti!
I denti sono invece la punta dell’iceberg di un disturbo spesso più ampio e le complicazioni al loro carico dipendono quasi sempre da errati comportamenti posturali o da sbagliate valutazioni di problematiche solo apparentemente non collegate.
Ecco allora che risulta importante imparare a vedere i segnali che il corpo ci dà onde evitare, o per lo meno limitare, il più possibile certe attitudini che nell’80 per cento dei casi rendono poi necessaria l’applicazione di un apparecchio dentale o intervenire, soprattutto se in fase tardiva, in maniera più invasiva.
Gran parte dei bambini, infatti, devono portare l’apparecchio ai denti a causa di una malocclusione spesso invisibile agli occhi dei profani. È qui che entra in gioco l’ortodonzia (dal greco “denti dritti”), quella branca dell’odontoiatria che si occupa della diagnosi, della prevenzione e della terapia dei disallineamenti dentali, dei disturbi di crescita mascellari e dei difetti di sviluppo della dentizione e della masticazione.
Ma quali sono i campanelli di allarme che i genitori non devono sottovalutare e che un occhio esperto considera chiare avvisaglie della necessità di ricorrere ad un trattamento ortodontico e, dunque, all’installazione di un apparecchio fisso o mobile?
Primo, se il bambino usa il ciuccio o si succhia il dito ben oltre il compimento del terzo anno di vita. Secondo, non respira bene con il naso ma preferisce farlo con la bocca ed è frequentemente raffreddato o tendente alle otiti.
Terzo, se ha una malocclusione dentale e a riposo non poggia la lingua sul palato. Quarto, ha il palato troppo piccolo o stretto e uno spazio non sufficiente alla crescita di tutti e 32 i denti. Quinta, l’arcata superiore sporgente rispetto a quella inferiore o viceversa, denti non ben allineati, affollati, storti o rotti a causa di cadute o lontani da quella che dovrebbe essere la loro posizione.
Il pedodontista non consiglierà l’apparecchio dei denti prima dei sette/otto anni, poiché esso deve essere ancorato ai denti permanenti. É necessario dunque attendere la caduta se non di tutti i denti da latte o perlomeno che siano spuntati i primi quattro molari permanenti, due nell’arcata inferiore e altrettanti in quella superiore.
Gli apparecchi più montati in età pediatrica sono i cosiddetti espansori, strutture che permettono cioè di favorire l’espansione del palato, indirizzare la masticazione in posizione corretta e correggere le cattive abitudini già indicate come succhiarsi il dito o avere una respirazione solo orale. Solo così è possibile evitare disturbi che poi in età adulta, quando il palato è ormai senza cartilagine, richiederebbero veri e propri interventi per spostare o, nella peggiore delle ipotesi, estrarre i denti di troppo.
Cari genitori, questo il consiglio finale: mai sottovalutare la nostra bocca e quella dei nostri figli. È dalla testa che dipendono le muscolature e gli apparati mascellari, la postura e persino il mal di schiena!
a cura dott. sse Valeria Peronace - Agnese Sadotti
dentista - pedodontista