Continua il viaggio di Bambini e Genitori al fianco di uno degli psichiatri e sociologi più apprezzati di Italia. Questa volta il tema scelto è l’importanza della manualità come esperienza di apprendimento.
Paolo Crepet, che considera Genitori «un interessante progetto di sostegno alla genitorialità e un ottimo modo per stare al fianco delle famiglie, ragionando e senza intromettersi nelle loro scelte », lo dice chiaramente: «Non regalate tablet e telefonini ai vostri figli e, per favore, lasciateli liberi di sporcarsi le mani»!
Professore, Maria Montessori sottolineava la centralità dell’esperienza sensoriale. Quanto è importante per un bambino? «La manualità è fondamentale poiché rappresenta una stimolazione continua.
Usare le mani favorisce il coordinamento, sollecita la creatività e, soprattutto, è fonte di conoscenza. Riuscire a costruire qualcosa rende il bambino soddisfatto di sé e contribuisce alla formazione della sua autostima e, in prospettiva, della capacità di sbrigarsela da solo».
Fare, creare, impastare. Come queste attività possono stimolare l’intelligenza in un momento in cui, complici le nuove tecnologie, i nostri figli vivono una realtà mentale accentuata? «Io non credo che l’era digitale rappresenti una realtà accentuata, piuttosto il contrario. L’uso delle tecnologie in età evolutiva è molto negativo. Se il problema è tenere i figli impegnati, che i genitori diano loro dei mattoncini, non un ipad o un videogioco. Se, invece, sono solo stanchi e stressati che si fermino e giochino un po’ con loro, mettendo da parte quei dannati telefonini».
In Baciami senza rete (Mondadori) suggerisce di sottrarsi alla seduzione di Internet. Bisogna tornare indietro e rinnegare la modernità? «La mia non è una critica alla modernità e nemmeno una volontà di tornare indietro. Qui, però, si rischia una regressione relazionale. Il bambino ha cinque sensi. Permettiamogli di usarli al meglio. E il digitale mi sembra sia l’esperienza che più favorisce l’isolamento e meno stimola i sensi fra quelle che possiamo proporre a un soggetto che sta crescendo».
Come reputa questa crescente ansia delle famiglie di proporre ai figli mille attività pomeridiane? «Siamo arrivati al punto di dover ribadire delle banalità: dopo otto ore di scuola, i bambini sono stanchi. Per fortuna, soprattutto alla materna, vivono molte esperienze di tipo manuale, che danno loro il privilegio di esplorare. Dopo le 17, però, basta. Lasciamoli annoiare, stare all’aria aperta. Passano già troppe ore dentro una stanza. E se proprio ci devono stare, che almeno disegnino, preparino una torta insieme alla nonna o creino qualcosa con le loro mani».
L’ozio creativo, qual è il collegamento fra noia e saper fare? «È dalla noia che nasce l’ingegno, la spinta a inventarsi qualcosa. Non è sempre necessaria la mediazione di un adulto, i bambini devono essere sì incoraggiati e sostenuti, ma anche lasciati liberi di sperimentare, rompere e smontare e, perché no, sbagliare».
intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori
foto credits Leonardo Cendamo