La parola a Paolo Crepet sulla comunicazione

Continua il nostro viaggio al fianco di uno degli psichiatri e sociologi più apprezzati di Italia. Questa volta il tema scelto è la comunicazione fra genitori e figli e fra bambini. Paolo Crepet, che considera Genitori «un interessante progetto di sostegno alla genitorialità e un ottimo modo per stare al fianco delle famiglie, ragionando e senza intromettersi nelle loro scelte», ha un solo consiglio: rispettare le regole!

Professore, qual è il segreto di una buona comunicazione con i figli?
«Comunicare con i bambini è la cosa più semplice del mondo. Basta esserci, essere presenti, non farli sentire mai soli o invisibili e, dunque, ascoltarli. Anche quando siamo impegnati o di fretta».

Come le parole che pronunciamo possono incidere sulla loro autostima?
«I figli vanno incoraggiati. A fare le cose, in particolare quelle che non riescono a fare. Questo però non significa riempirli di informazioni e sovraccaricarli di input e attività. La comunicazione con i bambini deve essere parca, non ridondante e ispirata dal buon senso. Meno parole, più ascolto e, soprattutto, fatti».

E i capricci dei bambini cosa ci dicono? Sono solo capricci o messaggi che nascondono qualcos'altro?
«Ma no, i capricci sono capricci. Meno una mamma e un papà si improvvisano psicologi e meglio è per tutti. Non c'è sempre un disagio nascosto dietro ad un comportamento e non è sempre necessario psicoanalizzare ogni gesto e complicarsi la vita».

Spesso ricorriamo a punizioni o ricatti credendo che sia un buon modo per farsi rispettare. Come dare regole senza alzare la voce?
«Mai confondere la regola col ricatto. La regola è regola. Dire se ti comporti così non vai al parco non è un ricatto. Bisogna dare indicazioni chiare su cosa è giusto e cosa è sbagliato ed essere coerenti, senza eccezioni. Si dice: "Questa cosa non si fa". Punto. Non serve gridare, serve spiegare i motivi per cui quella regola è stata creata e non contraddirla. "La televisione ora si spegne". Punto, finito. L'importante è spiegare il perché di ogni "sì" e di ogni "no". Aiutare i bambini a comprendere che le norme esistono perché funzionano è fondamentale. Il ripensamento genera confusione e il bambino finisce col ricevere un messaggio contraddittorio».

Da attento osservatore, come le sembra interagiscano fra loro i bambini di oggi?
«Normalmente. Non serve stare ad analizzare i loro comportamenti. La comunicazione fra bambini va benissimo così com'è. Meglio guardarli a distanza e lasciali interagire senza intromissioni. L'adulto deve intervenire solo dove vi è una reale necessità di intervento».

Ultimamente si parla molto di bullismo e cyberbullismo. A cosa dobbiamo stare attenti, quali i “campanelli d’allarme”?
«Quando un bambino tende a sviluppare troppa aggressività nei confronti degli altri o a divenire un piccolo despota è il momento di intervenire. Ovviamente, non rispondendo all'aggressività con altra aggressività, ma con le regole. Occorrono osservazione, pazienza e ascolto. Far sentire il bambino compreso, sviluppare l'empatia e provare a metterci nei suoi panni».

Se lei dovesse dare un consiglio veloce ai genitori di oggi per comunicare al meglio coi propri figli quale darebbe?
«Due ingredienti imprescindibili: serenità e regole».

intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori

foto credits Leonardo Cendamo