Nella cura ortodontica di un bambino è prima di tutto importante creare una sinergia fra medico e famiglia per assicurare al piccolo paziente un’esperienza che gli permetta di vivere la relazione con la visita dentistica in maniera positiva e senza pregiudizi
Questo è maggiormente necessario nella terapia ortodontica, che si occupa di prevenire la comparsa di malocclusioni dentali e, qualora già presenti, ripristinare un corretto rapporto tra denti e arcate dentali e che non può prescindere della collaborazione del paziente, al fine di raggiungere un risultato eccellente anche per il professionista più esperto.
La collaborazione va insegnata e coltivata dialogando con la famiglia e con il piccolo paziente, aiutandoli a risolvere eventuali dubbi, ascoltandoli, e accogliendoli in un ambiente familiare dove, soprattutto i bambini, possano sentirsi a casa. Per questo è bene vedere i bambini anche più volte prima di iniziare la terapia ortodontica, anche solo per far loro prendere confidenza con l’ambiente dello studio dentistico, con la poltrona, i rumori e i vari componenti dello staff.
Parlare con i genitori e spiegare il percorso che stanno per intraprendere, le diverse terapie nei vari anni dei loro figli è fondamentale. Una diagnosi corretta è essenziale per capire il giusto momento d’intervento (timing) e la durata giusta per ogni terapia.
Il primo intervento è dai 5 ai 9 anni e serve per trovare e risolvere la causa della malocclusione prima che questa peggiori in gravità, è di durata limitata (6-12 mesi) e mirata al ripristino dell’equilibrio dell’osso mascellare con la mandibola. Le apparecchiature sono fisse nel palato in modo da ottenere modifiche ortopediche e non solo dentali. L’utilizzo di apparecchiature mobili, per questo tipo di problema non è indicato, vista la loro scarsa efficacia. Il coinvolgimento di altre figure specialistiche come otorini e logopedisti è a volte necessario per risolvere tutte le cause che hanno portato all’insorgenza della malocclusione.
Il secondo intervento è in dentatura permanente o a fine permuta (12-13 anni, ma nelle bambine anche prima) durante il picco di crescita del paziente.
Anche qui la maggiore efficacia si ottiene con apparecchiature fisse su entrambe le arcate per correggere sia i rapporti dentali che le problematiche residue a carico delle ossa, specialmente della mandibola che vede in questo momento la sua crescita maggiore guidata dalla predisposizione genetica.
Non tutte le problematiche possono essere corrette da bambini; alcune di grossa entità o con una genetica “sfavorevole” richiederanno un ulteriore trattamento da adulti e la chirurgia ortognatica.
Per riuscire a capire quale sia il giusto timing di intervento è necessario eseguire un accurato studio del caso mediante la raccolta di dati diagnostici quali: fotografie del volto e delle arcate dentarie mediante l’utilizzo di una reflex, specchi e apribocca; impronte delle arcate dentali; studio della radiografia panoramica e della teleradiografia laterolaterale, quest’ultima analizzata mediante il tracciato cefalometrico. In alcuni casi vengono richieste ulteriori indagini radiologiche e analisi articolari o miofunzionali della bocca.
Lo studio del caso deve poi essere spiegato ai genitori e all’adolescente in modo che capiscano l’importanza della terapia al fine di avere la migliore collaborazione possibile e procedere sereni verso il trattamento.
a cura dott.ssa Elena Lafratta
Master universitario di II livello in Ortognatodonzia, Università degli studi di Roma “Tor Vergata”