Per migliaia di anni l’uomo è vissuto in armonia con la natura nutrendosi degli alimenti che la terra gli offriva nel normale succedersi delle stagioni, un modo di vivere dal quale,
soprattutto nel corso degli ultimi decenni, ci siamo sempre di più e in fretta allontanati. Il Biologico tenta di recuperare questa frattura fornendo cibi senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi e migliorando l’ambiente attraverso la riduzione dei livelli di inquinamento di acque e terreni. Un nuovo e allo stesso tempo antico metodo di produzione di cui non si possono fornire dati certi su eventuali vantaggi per la salute, perché formato per la prima volta in Europa nel 1991. Insomma, occorre tempo per studiare a fondo la materia, ed è giusto farlo, come è giusto suggerire che il cibo Convenzionale non rappresenti proprio un modello di virtù, con i suoi allevamenti intensivi e l’eccessivo uso di prodotti chimici nella coltivazione e conservazione degli alimenti.
A chiarire ancora meglio, un esempio concreto: per una donna in gravidanza è più salutare nutrirsi di cibi con bassi residui di pesticidi e sostanze chimiche o la cosa è ininfluente per lei e chi custodisce in grembo? Risposta facile ma non esaustiva. C’è l’altra faccia della medaglia: se è vero che il Biologico sia migliore del Convenzionale, comunque la scelta non previene di per sé le malattie, più legate alle caratteristiche individuali di ciascuno e alla tolleranza verso i diversi tipi di cibo, Bio o no che siano. Tornando alla ancora purtroppo scarsa certificazione ufficiale, i pochi riscontri per ora in nostro possesso sono in ogni caso incoraggianti: uno studio del 2005 dimostra che le tracce di agrofarmaci (sostanze di origine anche sintetica che si usano nella cura delle piante) contenuti nelle urine dei bambini scompaiono dopo pochi giorni dall’inizio di una alimentazione Biologica, e non è cosa da poco!
Altre ricerche invece attestano la presenza di quantità superiori di antiossidanti e nutrienti. Anche in questo tipo di produzione, tuttavia, ci può essere un 5% di ingredienti di origine convenzionale e, dal Gennaio 2009, la presenza di uno 0,9% di OGM (organismi geneticamente modificati), esclusi dalle normative precedenti. Per concludere, si può affermare che i prodotti a marchio biologico, da non confondere con quelli a dicitura “naturale”, seguono una serie di norme che garantiscono tranquillità al consumatore. Se poi si vuole raggiungere un grado ancora più alto di sicurezza troviamo il tempo per una salutare scampagnata, chissà non si incontri qualche contadino felice di offrirci i sani prodotti della sua vigna, a pagamento s’intende, soldi ottimamente spesi! •
a cura dott.ssa Emanuela Ferrari
Biologa Nutrizionista