Continua il nostro viaggio al fianco di uno degli psichiatri e sociologi più apprezzati di Italia. Questa volta il focus è sulla crescita culturale dei bambini e sul ruolo che i genitori, la scuola e la società hanno in questo processo.
Paolo Crepet, che ritiene Genitori «un interessante progetto di sostegno alla genitorialità e un ottimo modo per stare al fianco delle famiglie, ragionando e senza intromettersi nelle loro scelte», sottolinea l’importanza della crescita culturale delle nuove generazioni.
Professore, cosa significa avere cultura? «Cultura significa conoscenza; avere una formazione, ma anche una esperienza di vita.
Conoscere vuol dire leggere, viaggiare, parlare con le persone, fare domande. Cultura è la memoria di quel che siamo stati, solo il ricordo del passato rende possibile la consapevolezza del nostro posto nel mondo oggi.
Più sappiamo e più abbiamo coscienza di noi stessi e del mondo.
Affidarsi a Wikipedia invece é solo nozionismo».
Qual è il ruolo della scuola nella crescita culturale di un bambino?
«Il dovere della scuola è insegnare i valori della convivenza. Gli insegnanti devono fare da ponti fra la cultura familiare e il mondo esterno, accompagnando i più piccoli nel loro viaggio di conoscenza alla scoperta dell’altro da noi».
«Aprite le scuole alle città: alle intelligenze, agli intellettuali e agli imprenditori affinché possano raccontare ai bambini che si può arrivare in cima ad una montagna anche partendo dal nulla».
Spesso i genitori tendono a trasmettere le proprie certezze ai loro bambini anziché stimolarli a pensare autonomamente. Come si coltiva il senso critico? «Purtroppo viviamo in un’epoca di paure e apprensioni. Non c’è niente di peggio di un genitore che trasmette le proprie paure ai suoi bambini. Il faro deve essere l’ottimismo. I più piccoli devono pensare che la vita sia meravigliosa e che sono tante le cose da scoprire e tante le persone da conoscere. Bisogna insegnare la fiducia, l’apertura verso l’altro. Mai mettere i figli sotto una campana di vetro, ma avere fiducia in loro, lasciarli sperimentare.
Dubitare è necessario, ma soprattutto bisogna dubitare di se stessi.
Solo facendo prima autocritica sarà possibile farsi una idea della realtà circostante».
Che ruolo dovrebbe avere l’amministrazione delle città nel garantire il benessere dei più piccoli?
«Le città non sono musei, sono realtà in movimento, il passato e il futuro. Le città vanno fatte respirare, favorendo la partecipazione alle iniziative organizzate sul territorio e investendo sulle contaminazioni fra cittadini di diversa provenienza.
Bisogna aprire le scuole, non ai genitori e ai rappresentanti sindacali, ma alle città: alle intelligenze, agli intellettuali e agli imprenditori affinché possano raccontare ai bambini che si può arrivare in cima ad una montagna anche partendo dal nulla».
intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori
Photo Credits: Leonardo Cendamo