Cosa abbiamo dimenticato?

Le festività natalizie ancorate agli storici eventi religiosi, vengono interpretate in epoca moderna, almeno qui in Occidente, come il momento del consumismo.  Questa visione consumistica del Natale, che nasce da abitudini “adulte”, ha influenzato, inesorabilmente anche i nostri bambini. Il Natale è diventato quindi il periodo in cui si chiedono giocattoli, è il periodo dei dolci e delle vacanze scolastiche.

Difficilmente, quindi, i più piccoli riescono a percepire il vero significato della festività e, con il loro agire e le loro convinzioni, fanno da sponda alla politica consumistica.

È una sponda inconsapevole,
dettata dallistinto di soddisfare un legittimo bisogno che è quello del gioco e del divertimento. Così come accade, però, in alcune circostanze subentrano, improvvisamente, dei fenomeni che ci portano ad apprezzare quello che avevamo dimenticato, dandoci la possibilità di ricollocare al centro della nostra vita i valori più importanti.

In termini pedagogici è questo uno dei momenti più appetibili per poter capitalizzare il fenomeno drammatico del Covid. La massima in base alla quale da unesperienza negativa debbano trarsi aspetti positivi, calza con quello che stiamo vivendo in questo periodo.

Questo virus ha dimostrato a tutti noi
che è fondamentale far capire ai più piccoli che la ricchezza della nostra esistenza non passa soltanto attraverso lacquisto di un giocattolo ma dando valore ed apprezzando ciò che è nella semplicità. Il bambino, pertanto, è bene che si abitui a pensare che anche una semplice passeggiata o lo splendore del sole di una bella giornata sono esperienze uniche ed di irripetibili. 

Questo Natale, paradossalmente, consegna ai più piccoli il regalo più bello, quello cioè, di avere genitori con unidea più responsabile di ciò che voglia significare la vita.Sta a noi adulti il compito di trasmettere tali insegnamenti, perchèsoltanto grazie ad una rinnovata mentalità potremo, un domani, avere adulti più consapevoli.

Impegniamoci tutti, quindi, a vivere un Natale diverso e non perchèce lo imponga il pericolo di trasmissione di un virus ma perchèpossa essere ciò che realmente sentiamo. Un Natale in cui, anche per via delle limitazioni ad essere in tanti dentro le case, si possa riscoprire la gioia e lintimità della famiglia. Il bambino non potrà che assorbire una nuova linfa educativa dalla quale trarre lidea di un ambiente sano e sereno. Ricordiamo a noi tutti che i bambini sono sempre il risultato di ciò che insegniamo attraverso lazione e la parola.

di Raffaele Focaroli,
pedagogista, giudice del tribunale minorile

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