Il DSA (Disturbo Specifico Apprendimento) se non “compreso” a fondo può realmente rendere difficile la vita della persona che presenta tale caratteristica.
Eppure è “soltanto” una delle tante caratteristiche che abbiamo. Le persone che, decenni or sono, hanno avuto difficoltà scolastiche e non ne conoscevano le motivazioni non riuscivano a comprendere la permanenza della difficoltà anche laddove l'impegno fosse massimo. E allora si “accontentavano” di scegliere un certo percorso di vita e quindi lavorativo. A scuola, ai maschietti veniva consigliato di “fare l'artigiano” o un qualsiasi lavoro manuale che non richiedesse applicazione intellettuale, mentre alle femminucce nemmeno quello…tanto avrebbero fatto le mogli e le casalinghe o al massimo le sarte. Oggi abbiamo la possibilità di fare in modo che questo non accada, che tale emarginazione forzata non avvenga.
Siamo in grado di fornire gli strumenti (dispensativi e compensativi) previsti per tale caratteristica e rivolti a consentire ai soggetti DSA di raggiungere esattamente gli stessi livelli di apprendimento degli altri studenti. Oggi esiste una legge che tutela i bambini dislessici. L'abbandono scolastico, purtroppo, è ancora troppo elevato. E' necessaria una forte sensibilizzazione, una conoscenza approfondita dell'argomento da parte di tutti i settori e le persone coinvolti per rendere questi strumenti “la prassi” all'interno delle scuole Italiane.
Le scuole devono aggiornarsi facendo un salto culturale, reale, e non soltanto allestendo la sala informatica. Le Amministrazioni Pubbliche devono rendere più agevole l'accesso agli sportelli per la presentazione e l'approvazione delle pratiche previste per i DSA. Le strutture sanitarie, deputate alla diagnosi del DSA, devono aggiornare il proprio personale per evitare che molte famiglie, alla ricerca di cure adeguate, siano costrette ad allontanarsi dalle località di residenza per avere una diagnosi decente e chiara.
I docenti devono essere sollecitati, invitati e inviati a fare corsi di formazione e di approfondimento al fine di entrare con consapevolezza nelle dinamiche reali del DSA e devono attenersi alle direttive ministeriali e di legge in materia. I tecnici devono essere qualificati per proporre le terapie necessarie e soprattutto adeguate all'età del DSA, senza dichiarare che per i “grandi” (e si parla di bambini che hanno solo 9-10 anni) non è più possibile far nulla.
I medici specialisti devono manifestare non solo preparazione ma anche umanità nei confronti di famiglie che affrontano le problematiche DSA per la prima volta. I genitori devono cercare di “comprendere” la realtà del DSA e non nascondersi per paura di falsi ed assolutamente infondati pregiudizi. Solo la comprensione assoluta ci fornirà gli strumenti per capire e affrontare… adeguatamente. •
a cura dott.ssa Lucia Fusco
logopedista