Aiutiamo i nostri figli a trovare se stessi per essere felici

I figli appartengono alla vita. Non sono proprietà dei genitori. Diventano grandi grazie a una madre e un padre, che ne rispondono e che li curano, ma non sono un loro possesso. Sono persone.

E come tali devono sempre essere considerati.

Persino quando sono ancora così piccoli che sembra non comprendano nulla di ciò che accade. Tutti i cuccioli hanno diritto all’ascolto, al rispetto e alla libertà. Oltre che all’amore, alla protezione e all’attenzione necessaria per crescere. Crediamo impropriamente che il nostro compito di genitori consista nell’indirizzare la prole verso le opportunità che ci sembrano più vantaggiose e ci dimentichiamo che i figli vengono al mondo per insegnarci un modo nuovo e diverso di interpretare la vita.

I bambini crescono osservando i comportamenti che mettiamo in atto giorno dopo giorno, e costruiscono le loro scelte imparando dai nostri sbagli e dai nostri valori. Fino a dare forma a un loro personale modo di essere e di affrontare le difficoltà. Quando nasce un cucciolo d’uomo, succede sempre che parenti e amici giochino a scoprire le somiglianze: “È identico alla mamma!” “Ha gli stessi occhi del babbo” “Arriccia le labbra proprio come la nonna…”. Il bisogno di trovare un pezzetto di ciascuno in quella nuova e minuscola vita, nasconde una profonda verità. Il neonato, infatti, mescola in sé i tratti somatici e caratteriali di ognuno, in un mix personale e affascinante, che tiene conto delle caratteristiche di entrambi e le modifica con una propria originale unicità.

Ogni figlio ha il compito di portare l’innovazione e il cambiamento nella realtà di chi si prende cura di lui. Il desiderio di crescere un bambino racchiude un’esperienza avvincente e misteriosa, e regala ai genitori l’occasione per assistere a un modo nuovo di interpretare la vita. I genitori dovrebbero sempre coltivare in sé l’umiltà necessaria a imparare dai propri figli. Concedere la possibilità di perseguire i propri obiettivi è un atto d’amore e di rispetto imprescindibile e, chi prende su di sé il compito di crescere un’altra vita, non lo dovrebbe mai dimenticare.

Quando nasce un figlio, abbiamo la possibilità di avvicinarci al mistero dell’esistenza e di osservare una delle sue infinite possibilità ma, con il tempo, quel desiderio colmo di ammirazione e di curiosità, lascia il posto al dovere di accudirlo e proteggerlo dai pericoli, fino a farci dimenticare la missione di accoglienza, ascolto, apertura e indipendenza che caratterizza il mestiere di genitori. Così quando il nostro cucciolo raggiunge finalmente l’età dell’autonomia e prova a spiccare il volo fuori dal nido, invece di sostenere il suo bisogno di libertà, incoraggiandolo a cimentarsi lungo le strade ancora inesplorate della vita, cerchiamo di indirizzarlo a seguire i percorsi che a noi sembrano giusti ma che, inevitabilmente, tradiscono ilcammino innovativo che ogni esistenza è venuta a compiere nel mondo. Troppo spesso ci dimentichiamo che educare (da latino educére = tirare fuori) significa aiutare una nuova vita a esprimere le sue scelte.

Come genitori sentiamo il bisogno di accudire i nostri piccoli e, nel tentativo di proteggerli dalle esperienze spiacevoli, spesso finiamo per imporre il nostro modo di pensare, perdendo l’opportunità di imparare la freschezza e la novità dalle loro decisioni.

Un atteggiamento educativo eccessivamente critico e severo inibisce l’espressione della creatività e nega ai figli la possibilità di apprendere dai propri errori. La volontà e il carattere, infatti, si costruiscono proprio sulla possibilità di sbagliare e di cambiare, fino a conquistare i propri obiettivi seguendo strade diverse e ancora inesplorate.

In questo modo l’autostima e il senso di efficacia personale trovano il nutrimento adeguato e possono dispiegare il loro potere nella personalità e nella vita.

Suggerire il proprio punto di vista fa parte del dialogo che dovrebbe caratterizzare il rapporto tra le generazioni ma, quando l’opinione dei genitori diventa un ostacolo, una minaccia, un ricatto o addirittura una negazione dell’affettività e della stima, i figli si trovano ad affrontare il mondo senza il sostegno emotivo della famiglia e sono costretti a compiere scelte innaturali. Destreggiarsi tra le proprie aspirazioni e l’amore di papà e mamma, infatti, è un compito forzato e impossibile, che annienta la reciprocità e il dialogo e conduce in un labirinto di paure fino a nascondere la creatività dietro a una maschera, compiacente e patologica.

a cura dott. ssa Carla Sale Musio
psicologo-psicoterapeuta