Medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, Alberto Pellai, che in questo 2020 ha iniziato la collaborazione con la nostra rivista, alle famiglie manda un messaggio proprio ora che ci apprestiamo a celebrare feste sobrie e distanziate: «Cerchiamo di tenere viva la magia del Natale. Facciamolo per i nostri figli».
Sarà un Natale particolare, con una rigorosa limitazione dei contatti all'interno della famiglia allargata. Cosa consiglia ai genitori?
«Visto che dovremo continuare per chissà quanto altro tempo ancora a fare di necessità virtù, va mantenuta la calma. Se molliamo noi genitori, poi mollano anche i nostri figli».
Come preservare i valori forti di questa ricorrenza?
«Con tante piccole attenzioni nei giorni precedenti la festa. I bambini possono mettere a disposizione dei parenti che non potranno essere presenti un disegno o una letterina. O raggiungerli con una videochiamata, riproducendo il rito della poesia».
Come utilizzare il buono della tecnologia per accorciare le distanze?
«Recuperando la dimensione simbolica e intercettando le azioni, anche le più piccole, che possono tenere nutrito e alimentato il legame con le persone a cui vogliamo bene. Affinché il Natale resti un giorno speciale, il segreto forse è provare a viverlo non come un giorno in cui ci è stato tolto qualcosa ma in cui siamo riusciti a fare, in un altro modo e usando la fantasia, ciò a cui più teniamo».
Le famiglie, però, vivono un grande senso di frustrazione...
«C'è disillusione crescente. Abbiamo sotto agli occhi i bisogni di crescita dei nostri figli, abbiamo toccato con mano cosa è stata la didattica a distanza e la deprivazione degli spazi di coinvolgimento extrascolastico e ci eravamo illusi che il nostro mondo si sarebbe attrezzato per il contenimento del contagio, garantendoci quello che abbiamo sempre fatto in una cornice di sicurezza e protezione. E così non è stato».
Ai bambini resta la scuola. Perdono altri momenti di socializzazione fondamentali, è vero, ma la pandemia non è anche un insegnamento di vita?
«E' un buon approccio, ma non tutte le famiglie sono in equilibrio. Ci sono anche quelle vulnerabili. Quando una condizione di stress si cronicizza, il rischio è che la mente non riesca più a sorreggerci, andando in blackout. E' la teoria dello stress: lo reggi fino ad un certo livello soglia; poi basta pochissimo per generare una frantumazione complessiva».
In un momento di distanziamento obbligato, come può una famiglia resiliente aiutarne una più fragile?
«Attuando il concetto di gemellaggio. Oggi abbiamo una conoscenza più vasta del coronavirus e dei fattori di rischio e possiamo essere in grado di riprodurre, con attenzione, gruppi ristretti, composti da due o tre nuclei, magari con figli unici che frequentano la stessa classe, e trasformarli in una famiglia allargata. Gli adulti si sosterranno vicendevolmente e i bambini staranno dentro una relazione fra pari. Se si punta sul tracciamento dei rapporti, si può avere subito una rete di salvataggio anche emotivo».
Come si potrebbe stringere un patto intergenerazionale fra gli anziani, che sono i più a rischio, e gli adolescenti che tendono a sentirsi invincibili?
«Serve un progetto di solidarietà collettiva. I ragazzi non vanno considerati come soggetti passivi che obbediscono alle regole, ma persone competenti da rendere protagoniste».
Quale visione per il futuro?
«Sta per arrivare il vaccino. In attesa, adattamento e flessibilità. Ma continuando a pensare tutti i pensieri pensabili. Alla paura si risponda stringendo alleanze».
di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori
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