Poco tempo fa ho avuto modo di tenere un laboratorio sul web e le possibili conseguenze di un suo uso scorretto presso la classe quinta di una scuola primaria.
Grazie al progetto Facciamo Scuola Insieme che, con il contributo di grandi sostenitori ha offerto attività didattiche gratuite ai bambini delle scuole bolognesi, la mia attività ha messo il focus fondamentalmente sul (cyber) bullismo, le condotte nelle quali esso si esplica, illecite sotto svariati profili: costituzionale, penale e ultimo, ma non per importanza, quello civile.
La capacità dei nostri figli, “nativi digitali” di essere sempre connessi, fa emergere in loro una possibile confusione nella distinzione tra ciò che è reale e ciò che è virtuale poiché dietro ad un computer non è necessario sostenere il confronto con l’altro e ci si sente più forti nell’agire di prepotenza. Con una slide “a misura di bambino” che, attraverso una immagine accattivante arrivasse ai loro aspetti emozionali, ho spiegato ai ragazzi la responsabilità civile dei genitori dei minori di anni 18, genitori chiamati a rispondere patrimonialmente per i danni arrecati dai propri figli.
Ho spiegato inoltre che nel (cyber)bullismo il criterio della reiterazione nel tempo delel condotte può essere poco rilevante: la possibilità di rimanere anonimi online e il coinvolgimento di un pubblico ampio costituiscono aspetti per cui anche un solo episodio può avere conseguenze molto gravi! La responsabilità civile dei genitori, chiamati a rispondere col proprio patrimonio dei danni eventualmente cagionati dai propri figli minorenni attraverso condotte integranti (cyber)bullismo, tende ad essere sottovalutato dai genitori, forse per mancanza di informazione, forse per una sorta di difficoltà nel riconoscere l’illiceità delle condotte di cui il proprio figlio si sia reso soggetto agente. La prevenzione passa, prima di tutto, da un’educazione all’uso degli strumenti (pc e cellulare) attraverso i quali il reato viene commesso, un’educazione all’uso sano di questi strumenti (dalle indubbie e positive potenzialità) che potrebbe essere elaborata in sinergia da famiglia e scuola. In classe, ho particolarmente insistito sul messaggio di condivisione delle informazioni in merito ad episodi di (cyber)bullismo a cui si sia assistito e di attivazione della rete degli adulti di riferimento, evidenziando come non si tratti in alcun modo “di fare la spia”, bensì di informare insegnanti e genitori della sussistenza, in ambiente scolastico, di eventuali condotte illecite, aiutando un altro bambino.
L’educazione, l’attenzione e la curiosità con cui gli allievi di questa classe quinta hanno ascoltato le mie parole, posto domande e raccontato le proprie esperienze personali mi hanno a dir poco colpita e alla fine mi hanno ringraziato per aver risposto così esaustivamente a tutte le loro domande. In realtà, sono io che li ringrazio per aver condiviso le proprie esperienze personali che porterò sempre con me.
a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare