Quando si parla di cultura si intende, generalmente, l’insieme di usi e costumi che caratterizzano un determinato popolo, un complesso di conoscenze da trasmettere alle generazioni successive.
C’è quindi una componente legata alla tradizione e al passato, ma anche al sapere che si sviluppa nel presente con sempre maggiore rapidità (non a caso viviamo nella cosiddetta “società della conoscenza”) e che contribuiscono a creare il bagaglio culturale che ciascuno porta con sé, inteso come insieme di conoscenze e competenze (ciò che sappiamo e che sappiamo fare).
Quale cultura insegnare ai bambini? È meglio concentrarsi sul tramandare il passato o è preferibile preparare al futuro? In caso di influssi culturali diversi in famiglia, quali scegliere? Sono domande che i genitori (e i nonni) si pongono spesso, soprattutto quando si tratta di mettere insieme stimoli diversi, come se dovessero necessariamente escludersi a vicenda. Facciamo qualche esempio: meglio i racconti del nonno in dialetto o un corso di inglese? Imparare a fare la torta di mele con la ricetta segreta della nonna o frequentare un laboratorio di robotica? Altri ambiti di possibile discussione possono essere legati al cibo, all’educazione religiosa, alle “regole” per la nanna (come ad esempio una diversa valutazione del lettino, del co-sleeping, il dormire insieme), fino al pranzo della domenica in famiglia, tradizionale per alcuni, superfluo per altri
Forse, allora, più che di cultura sarebbe più opportuno parlare di culture, intese come varietà di influenze, saperi e tradizioni che siano comprensive di una molteplicità di aspetti, come il territorio dove si vive, la provenienza dei genitori e dei nonni, le diverse usanze, i saperi e i saper fare: un insieme di stimoli che non si escludono reciprocamente, ma possono formare un continuum variegato che contribuirà ad arricchire il bagaglio culturale dei nostri bambini, affinché dalla varietà di stimoli possano comprendere il rispetto per le diversità e la curiosità per il sapere.
Forse occorre riappropriarsi dell’origine del termine cultura, che deriva dal latino colere, coltivare, perché la cultura e l’amore per il sapere sono qualcosa da coltivare, nutrire, fare crescere e di cui prendersi cura, con apertura verso il futuro e rispetto verso il passato. Cultura, quindi, non solo intesa come sapere specifico, ma come desiderio di conoscere e coltivare saperi e saper fare diversi fra loro, in un’ottica di apprendimento e di arricchimento continui per i nostri figli e per le generazioni future.
a cura dott.ssa Camilla Targher
formatrice, pedagogista e mediatrice familiare