naso e bocca: il rovescio della stessa medaglia

Secondo le Linee Guida dell’AAO (Associazione Americana degli Ortodontisti) è opportuno sottoporre ogni bambino a visita ortodontica entro i 6 anni.

Questo per valutare eventuali difficoltà respiratorie, per valutare eventuali anomalie nella dentizione, per valutare che la deglutizione avvenga nel modo corretto e che la crescita scheletrica e dentale sia armoniosa.

Nel dialogo tra pediatra e specialista otorinolaringoiatra sul trattamento delle ipertrofie adenotonsillari del bambino, raramente viene chiesto al dentista il contributo diagnostico e terapeutico, che è invece nelle sue possibilità aggiungere.

In realtà, negli ultimi anni, abbiamo osservato spessissimo, fin dall’inizio di una adeguata terapia ortognatodontica, un netto miglioramento di tali quadri orofaringei. Quando il bambino respira con la bocca, una considerevole quota di aria inspirata salta il fisiologico filtro costituito dall’epitelio nasale ciliato e investe, non preriscaldata nelle fosse nasali e nei seni, il tessuto adeno-tonsillare. L’ipertrofia che ne consegue finirà per aggravare il mancato utilizzo della via nasale fino ad escluderla, instaurando così un circolo vizioso.

Il diminuito flusso respiratorio genererà una ipoventilazione polmonare con diminuito interscambio gassoso ed ipoossigenazione, che può interferire anche con lo sviluppo intellettivo del bambino, può renderlo apatico ed incapace di concentrazione e memoria.

Anche il sonno risulta spesso agitato, con respiro russante, interrotto da accessi di tosse fino, nei casi più gravi, a pericolosi episodi di apnea.

È peraltro da sottolineare che si tratta di un problema “bidirezionale”. Infatti, se vari tipi di malocclusione favoriscono l’insorgenza della respirazione orale e delle sindromi ostruttive, per contro molti problemi respiratori possono influenzare il tipo di crescita e di sviluppo della bocca e del cranio che finisce per orientare anche l’occlusione dentaria verso alcuni quadri dismorfici. Si tratta pertanto di un circolo vizioso che occorre interrompere, attuando una opportuna terapia.

La terapia, che chiameremo strutturale, è volta a correggere con opportune apparecchiature ortodontiche la malocclusione ortopedica, con trattamenti logopedistici le disfunzioni labiali e linguali e gli schemi respiratori alterati e con trattamenti fisioterapici e chiropratici le tensioni muscolari ed i difetti di postura. L’ortodontista possiede delle possibilità enormi di migliorare la pervietà delle vie nasali: infatti, agendo con disgiuntori rapidi sulla sutura palatina mediana, potrà allargare anche di 10-12 millimetri la base del naso, correggendo anche la volta palatina, che nei respiratori orale risulta alta e contratta con una caratteristica forma a “V”. La correzione ortopedica riconsegna alla lingua lo spazio endorale di cui necessita per la sua funzionalità. Il riposizionamento mandibolare con apparecchiatura ortodontica, quando indicato, risulta assai spesso determinante e risolutivo anche per vari quadri di cefalea muscolo -tensiva, otite ricorrente e vertigine.

La logopedia si occuperà di correggere la deglutizione atipica, gli atteggiamenti scorretti dei muscoli periorali e di cambiare lo schema respiratorio toracico - clavicolare a favore di quello diaframmatico.

Il fisioterapista e il chiropratico saranno chiamati a risolvere i problemi posturali, a rilevare eventuali concomitanti cause ascendenti e soprattutto a modificare gli schemi muscolari che favoriscono l’instaurarsi dei vari quadri disortodontici: nei morsi profondi, ad esempio, bisognerà rilasciare i muscoli elevatori della mandibola, mentre nei morsi aperti sarà importantissimo indurre’ l’allungamento dei sopra e sotto ioidei.

Con questo approccio diagnostico e terapeutico è possibile intercettare e risolvere radicalmente i casi di patologie respiratorie in cui il ruolo patogenetico sostenuto dalla malocclusione dentaria sia evidente.

a cura dott.ssa Federica Casilli
specialista in ortodonzia e gnatologia