Educare se stessi per educare i propri figli

Negli ultimi cinquanta anni abbiamo assistito a un progressivo cambiamento dello stile di vita e dei ritmi lavorativi che hanno comportato profonde modifiche nelle abitudini alimentari famigliari

con la conseguente diffusione di una alimentazione scorretta nella popolazione infantile e una scarsa sensibilità alle tematiche ambientali.In un periodo storico di abbondanza in cui sembra non mancare nulla e l’età media avanza, assistiamo a un indebolimento generazionale e a una progressiva perdita di salute sempre più precocemente. Un esempio per tutti: il diabete di tipo 2, chiamato anche diabete alimentare, veniva definito senile perché si manifestava in donne o uomini dopo i 65 anni. Oggi la stessa malattia subentra molto prima e nelle famiglie dove vi è una predisposizione, già nel periodo infantile e adolescenziale non è raro incontrare casi di insulino-resistenza (anticamera del diabete di tipo 2).

Viviamo più a lungo, ma ci ammaliamo più giovani. Difficile spiegare in poche righe i motivi di questo apparente paradosso, molto è da attribuire allo stile di vita moderno e all’alimentazione. Certamente siamo tutti chiamati a riflettere soprattutto perché siamo noi adulti responsabili di istruire ed educare le giovani generazioni, ricordando che è soprattutto in età pre-scolare e scolare che si impostano le abitudini alimentari del bambino.

Ma per educare bene un figlio occorre innanzitutto educare se stessi e essere degli esempi. Posso certamente affermare che il fallimento di un piano terapeutico alimentare in un bambino si ha esclusivamente quando la famiglia (genitori, nonni, zii) non è partecipe attiva e positiva alle prescrizioni dietetiche e più in generale al nuovo “stile di vita” del bambino. Se ad esempio un bimbo di 8 anni con insulino resistenza deve adottare delle diverse e più salubri regole nutrizionali, la famiglia intera deve adeguarsi a tali regole anche se nello stesso nucleo vi sono altri bambini che non manifestano alcun problema di salute. Per quanto questo ragionamento possa sembrare banale vi assicuro che nella pratica è cosa non facile da attuare, per la difficoltà che hanno soprattutto gli adulti nel mettere in discussione le loro abitudini. Non siamo certamente aiutati in nessun modo dal contesto sociale, infatti quotidianamente siamo bombardati da messaggi ingannevoli e da falsi bisogni proposti dalla pubblicità o dalle mode del momento.

Comprendere cosa va cambiato nel modo di pensare e di agire sostituendolo con punti di vista ed atteggiamenti diversi e più proficui è cruciale se si vuole interrompere questo progressivo indebolimento culturale e psicofisico che viene perpetuato di generazione in generazione. Siate degli esempi, siate dei fari per i vostri figli.

a cura dott.ssa Emanuela Ferrari
biologa nutrizionista