Tutti i bambini del mondo disegnano e scarabocchiano. Cosa? La loro vita reale. In un periodo in cui per i bambini è difficile esprimere i sentimenti a parole, essi scarabocchiano e disegnano.
Se un bambino ti mostra il suo disegno, ti sta rivelando parte di se stesso!
Lo scarabocchio è l’origine della scrittura, dell’esistere come essere umano separato dall’altro, come atto primitivo universale simile in tutte le culture, presso ogni razza e a tutte le latitudini. La mano libera del bimbo, percorrendo il foglio in lungo e in largo, lascia una traccia, un’espressione che codifica e rappresenta gli avvenimenti vissuti.
Nell’attività rappresentativa il bambino trae grande piacere dalla triade “occhio, cervello, mano”. Al bambino non interessano le corrispondenze, ma si accontenta delle somiglianze e delle analogie, egli vede solo gli aspetti della realtà che hanno qualche attinenza con i suoi bisogni e le sue correnti affettive, ecco perchè i tratti che rappresentano l’oggetto sono pochi ed essenziali. Fin verso i 10 anni il bambino non disegna quello che “vede”, ma quello che “sa” delle cose. Il disegno non riproduce la realtà, ma esprime una definizione di significati. La grammatica del disegno infantile risiede in gran parte negli “errori” che il bambino compie.
Comprendere il significato di tali “errori” è importante per conoscere quali sono i bisogni, le richieste e gli interessi del bambino. Voglio ora mettere l’accento sull’uso dei colori nei disegni dei vostri bambini poiché i colori rappresentano il mondo emotivo del bambino e come si relaziona con la realtà. Colorare può attivare un processo di benessere che stimola la fantasia e la fiducia in se stessi e verso gli altri.
Ad esempio, un bimbo che usa colori vivaci, caldi, con i quali ricopre tutto il foglio, esprime un carattere estroverso e bisognoso di spazi. Userà tutti i colori e i pastelli necessari per comunicare la sua creatività, mentre un bimbo sofferente o triste utilizzerà pochi colori, probabilmente delicati e stesi sulla carta con leggerezza.
Esiste poi un parallelismo tra enfasi del colore e emotività. I bambini tra i 3 e i 6 anni, hanno per il colore un forte interesse che precede l’interesse per la forma. Le tonalità sono tanto più forti quanto più il bambino è piccolo, poi con la crescita subentrano le sfumature e i toni si fanno meno netti e violenti. Solo con la crescita un bambino utilizza colori adeguati agli oggetti disegnati perchè fino agli 8 anni il bambino usa il colore sotto la spinta delle sue emozioni: oggetto e colore che piacciono hanno la stessa risonanza emotiva.
Con il disegno della famiglia, reale o immaginaria, il bambino esprime le dinamiche relazionali intrafamiliari. Ogni bambino ha un particolare modo di vivere i rapporti con gli altri membri della famiglia che dipende, oltre che dal suo temperamento anche dal sesso e dalla posizione che occupa nella gerarchia familiare.
Il disegno della figura umana varia con la crescita. A 3/4 anni il bambino rappresenta “la persona”. In un unico schema rappresenta chiunque. CERCHIO (la testa molto grande) da cui si dipartono le braccia e le gambe. L’omino “cefalopode” universale per tutte le razze del mondo. Ben presto all’interno del cerchio compaiono due occhi grandi. Successivamente compaiono la bocca e il naso.
A 4 anni e mezzo arriva il primo abbozzo di tronco, a cui spesso è aggiunto l’ombelico che affascina molto i bambini. A volte lo posizionano al di fuori della figura.
A 5 anni l’omino è riconoscibile, le braccia e le gambe sono collocate in modo corretto al tronco. Compaiono le orecchie spesso di dimensioni eccessive. L’occhio acquista un contorno più preciso, nel centro compare la pupilla (che rimarrà anche nelle figure di profilo). Il tronco si allunga e si allarga e diventa più grande della testa. Braccia e gambe sono bidimensionali e a volte compaiono accenni di vestiario. L’omino è posto sempre in verticale.
A 6 anni l’omino è proporzionato, compare il collo, le braccia “acquistano” le mani. Ci vuole un po’ più di tempo affinché le braccia diventino una prosecuzione delle spalle e la testa si sollevi sul collo.
L’omino è inserito in un contesto e personalizzato. Il cammino per arrivare alla figura completa di organi e abiti in corretti atteggiamenti di quiete e di moto dura almeno 10 anni e in alcuni casi non si conclude mai.
L’albero è un altro simbolo che ha grande valore nel disegno. In termini psicanalitici, l’albero è il simbolo del Sé, cioè di quell’energia che investe l’intera persona e ne rivela la vera essenza. La simbologia dell’albero è molto interessante e affascinante, infatti il suo ciclo naturale ricorda l’evoluzione di un essere vivente. La nascita e lo sviluppo della vita all’interno di un nucleo protetto (radici); la crescita e l’evoluzione con tutti i “pericoli” e le problematiche a esse legate, la carica energetica entusiasmante e vitale necessaria alla crescita; la maturazione e il lento degrado (il tronco e la chioma). La vita dell’albero, legata al ciclo delle stagioni, simbolicamente rappresenta la vita dell’essere umano, che in base a situazioni naturali e/o esistenziali, “impara” a dosare e utilizzare al meglio le proprie risorse e potenzialità. Come nell’albero, il ciclo periodicamente si ripete.
La casa è uno dei temi più rappresentati dai bambini: simboleggia il rifugio, il calore familiare, il nucleo originario amato o sofferto.
Può essere accogliente ma anche respingente, reale o immaginaria ed esprime un importante contenuto emotivo del bambino dove egli proietta se stesso. A 4/5 anni il disegno della casa presenta tratti semplici, dai 5 ai 6 anni si arricchisce di particolari e verso i 7 anni la casa è inserita in un ambiente ricco di altri elementi: sole, alberi, strade, prati, fiori, nuvole, etc.
Quando la casa disegnata è grande, con finestre aperte e/o tendine colorate, un comignolo con il fumo o una strada lineare, un sole non oscurato da nuvole, alberi o altri elementi distanti dalla casa; denota un bambino aperto, spontaneo, estroverso, curioso, sicuro dei suoi rapporti affettivi. I bambini introversi, timidi, sensibili, tendono a disegnare una casa piccola, sulla base inferiore del foglio, con meno elementi, colori più tenui e tratto più leggero; ma in entrambi i casi la casa è accogliente.
Ha disegnato un castello? Denota grande fantasia e creatività del bambino, anche in questo caso ciò che importa osservare è il messaggio emotivo del disegno. Può essere il “rifugio ideale”, oppure una “prigione”.
a cura della Redazione
in collaborazione con i propri esperti dell’infanzia