L’allergia è probabilmente la patologia più comunemente auto-diagnosticata: sovra-diagnosticata dal paziente e sotto-diagnosticata da medici e specialisti. L’aumento delle allergie è stato proporzionale all’aumento degli standard igienico-sanitari della seconda metà del secolo scorso.
Ciò ha portato a diverse teorie secondo le quali il nostro sistema immunitario ha smesso via via di confrontarsi con malattie di origine parassitaria ed ha iniziato a “utilizzare” per le allergie quegli anticorpi usati prima per i parassiti.
Qualunque sia stata la causa, le organizzazioni di tutela della salute pubblica cercano continuamente di chiarire la confusione sull’argomento. Da qui è nata la necessità di fare una distinzione terminologica che possa chiarire fenomeni apparentemente collegati, ma in realtà molto differenti.
Cominciamo con definire xenobiotici (dal greco xénos, estraneo) tutte le sostanze estranee all’organismo con cui esso viene in contatto. Tali sostanze possono causare diversi effetti biologici, benefici e/o indesiderati. Spessissimo si tratta di una miscela di entrambi. L’Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica (EAACI) ha classificato le reazioni avverse agli xenobiotici a seconda dei meccanismi fisiologici scatenanti. Una reazione avversa a un farmaco o un alimento dovrebbe essere denominata ipersensibilità. Tuttavia, quando è dimostrato il coinvolgimento di meccanismi immunologici, il termine appropriato è allergia. Tutte le altre reazioni, in precedenza denominate “intolleranze”, dovrebbero essere classificate come ipersensibilità non allergiche.
L’allergia non è altro che una risposta immunologica sproporzionata agli xenobiotici che, ora, possono essere ulteriormente classificati come allergeni. Un allergene è di solito una proteina Comunemente si dice che si ha un allergia alle arachidi o ai gatti, ma in realtà l’allergia è solo ad una proteina presente nelle noccioline o nella saliva felina. Le ipersensibilità, invece, non allergiche non riguardano il sistema immunitario ma la carenza e/o assenza di un enzima. Ne è un classico esempio l’intolleranza al lattosio, in cui la riduzione fisiologica di funzionalità dell’enzima lattasi porta a disturbi gastrointestinali dopo il consumo di latte. Essendo la diagnosi delle allergie complessa, la raccolta di informazioni sia familiari che personali risulta fondamentale per valutare in modo corretto i risultati delle successive prove da parte dello specialista.
Il compito del medico è prendere in considerazione il rapporto tra rischi e benefici che un certo farmaco potrà avere per poi prescriverlo.
a cura dott. Luca Puntillo
farmacista