Ecco un tema di grande interesse per qualsiasi geni- tore: il cibo. Oggi su Internet, sulle riviste, si trovano consigli di ogni tipo, spesso contradditori.
Non usare i carboidrati, non dare troppe proteine, mangiare vegano fin da bambini, mangiare la frutta prima del pasto, cuocere poco, cuocere molto, separare proteine e carboidrati, il formaggio fa male, no il formaggio serve per fornire il calcio, è bene dare il cibo sminuzzato, le croste di pane sono dannose, no fanno bene per rafforzare le gengive… C’è da diventare matti!
Abbiamo bisogno di esperti, in ogni campo del sapere. Non voglio assolu- tamente sminuire il valore di un esperto che possa aiutarci a compiere delle scelte; se poi vi sono situazioni di malattia la consulenza non solo è necessa- ria ma indispensabile. Tuttavia, vorrei stimolare una riflessione importante per tutti noi: se non impariamo ad “andare dentro” noi stessi, non andremo da nessuna parte anche fuori. Andare dentro significa ascoltarsi, avendo fiducia che il nostro corpo, la nostra sensibilità, il nostro spirito sono pronti ad aiutarci in mille modi, se solo impariamo a fermarci e, appunto, ascoltare.
Allora, parliamo della “Via del Cibo”, la nostra “dieta” giusta, il nostro stile e modo di vivere. Perché è così difficile? Che cosa accade, cosa è accaduto nella nostra relazione col cibo, da farci essere in molti casi così distanti dalla percezione corretta, di cosa ci fa bene, di cosa ci danneggia, di quando fermarci? In natura, avete mai visto una zebra grassa? Gli animali selvatici sanno esattamente di cosa hanno bisogno. Gli animali domestici, nutriti dagli esseri umani, hanno finito per assomigliarci e diventare obesi, soffrire di ma- lattie come il diabete o le carie.
Scegliere di esplorare il nostro rapporto col cibo e creare la “nostra” dieta, nel senso di trovare il nostro modo di vivere, può essere un avvincente viaggio di conoscenza e trasformazione di noi stessi, che avrà effetti non solo sul piano alimentare e della salute, ma anche a livello di emozioni e di coscienza.
Nel nostro corpo confluiscono non soltanto i bisogni fisici (molto semplici) ma anche quelli emozionali e relazionali. La nostra identità, ben lungi da essere un assetto coerente e stabile, è fluttuante e molteplice: siamo infatti “abitati” da tanti aspetti psichici, che possono aiutarci o sabotarci, in modi a volte anche molto sottili. Dentro ogni genitore alle prese con il tema del cibo si agita un insieme di parti, di voci interiori che spesso fanno una gran confu- sione: il Buon Genitore vuole essere superinformato nelle scelte dietetiche; il Critico interiore ti fa sentire impreparata in ogni caso (è facile, per la voce dell’autocritica, passare da un piccolo messaggio di errore – dovevi cuocere di più, il petto di pollo! - a farci sentire totalmente inadeguati); il Naturista vuole che cucini tutto tu, fresco, giorno per giorno, mentre il tuo Professioni- sta che deve andare al lavoro si mette in agitazione, ha fretta, non vuole far tardi; la voce Spirituale ti fa essere attenta agli aspetti “sottili” del cibo, che deve essere preparato con la giusta “energia” e dato con calma, amore e in un’atmosfera rilassata; la voce Etica vuole che tu eviti la carne e il pesce, ma nel frattempo la voce del Dubbio si interroga su questa scelta generando un’ansia di fondo che ti fa essere tutto, tranne che rilassata!
Quindi, mentre fai la spesa, men- tre cucini, mentre dai da mangia- re al pargolo, non sei sola/o: una “folla” di personaggi, dentro di te, spingono, sussurrano, comandano, pongono domande! Questo fenomeno era meno frequente in passato: le scelte erano di meno, le informazioni pure; quello che era andato bene per te, bambina, veniva natu- ralmente proposto, salvo poche modifiche, alla generazione successiva. Oggi le cose sono più complesse.
A volte questo scontro interno si rende evidente con gli atteggiamenti incon- gruenti che il genitore finisce per avere, stupendosi poi di queste repentine trasformazioni. Per esempio, si può passare dall’ansia acuta - preoccupan- dosi dell’acqua del rubinetto, della quantità di mercurio nel pesce, del rischio di allergie – e poi, poco dopo, in un impeto di rassegnazione portare i bambini dal fast food a mangiare hamburger e patatine, offrendo poi come premio finale zuccherosissime e coloratissime caramelle.
Se ti ascolti interiormente, forse noterai che prima vi è all’azione, al comando, una parte di te molto rigorosa, salutista, precisa e perfezionista; forse questa parte ti mette in ansia perché ti fa vedere tutti i rischi, ti fa sentire che devi essere un genitore sempre attento e preparato, ti fa immaginare disastri sa- lutistici se sgarri – se fai sgarrare; a un certo punto, complice magari un ca- priccio del bambino, la tua stessa stanchezza, il bisogno di rilassarti, ecco che una nuova parte emerge, che forse ti dice: “Ma va! Ma che sarà mai?”, e il gioco è fatto! Questa altalena mostra che non è facile darsi una linea di condotta meno rigida (che poi diventa troppo tollerante)… rimettere a posto le abitudini alimentari richiede una visione chiara, a lungo termine, e serena. Non succederà nulla se ogni tanto si va dal fast food; se però ogni giorno il bimbo riceve merendine confezionate o cibi pronti ad alto contenuto calorico, stiamo predisponendo temi di sovrappeso e altro.
Un’ultima riflessione: parlare di cibo vuol dire parlare della prima forma di assimilazione che ogni essere umano “mette in moto”, dal primo istante in cui inizia a succhiare al seno materno, richiamato dall’istinto di Vita. Assimilare il cibo, i nutrienti e poi in futuro assimilare parole, suoni, concetti, informazio- ni, esperienze. Diamo ai nostri figli la possibilità di “assimilare” senza fretta e senza ansie, con piacere e con fiducia! Sarà un dono per il loro futuro.
Ringrazio la dott.ssa Ornella Parisini per la piacevole chiacchierata fatta su questi temi e da cui ho tratto qualche spunto nella realizzazione dell’articolo.•
a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling & coaching “InnerTeam”