Bambini che apprendono con amore? Si grazie, per favore!

L’aprendimento è influenzato dalle emozioni e spesso un bambino impara perché ama. L’emozione la fa da regina, ognuno di noi sa quanto sia facile e bello imparare quello che ci fa sentire bene e capaci

e quanto sia ostico affrontare quello che temiamo o che spaventa.

Apprendere deriva dal latino ad prendere. Significa prendere su, ritenere nella mente, imparare, venire a conoscere ma anche in modo figurato dell’amore, delle passioni. Ha una valenza dinamica di cambiamento e di evoluzione. Può avvenire con lo studio, l’esercizio, la pratica o semplicemente attraverso l’osservazione e l’attenzione.

Perché un qualsiasi apprendimento possa avvenire è necessaria la fiducia nelle proprie capacità e nell’autorevolezza della persona di riferimento, un tempo per lo stimolo, uno per l’assimilazione e uno per l’analisi metacognitiva (in che cosa è simile e in che cosa si distingue dagli altri apprendimenti già interiorizzati). Se cerchiamo le motivazioni della difficoltà ad apprendere spesso avranno a che fare con uno di questi punti.

Facciamo un esempio relativo alla matematica che spesso risulta difficoltosa in parte anche per dei pregiudizi poco reali di essere una materia difficile e per pochi. Questa idea fa saltare la fiducia, la motivazione, l’ascolto e rende poco efficace il capire prima ancora del comprendere. 

Un esempio opposto può essere quello di apprendere uno sport che può essere reso difficoltoso dall’elemento tempo, se, come spesso accade, l’attività sportiva è incastrata tra scuola e compiti. La distanza può essere un elemento che va a disturbare l’apprendimento di persone di culture diverse dalla nostra, o quando, come può accadere con i bambini con handicap, ci si sofferma su cose troppo facili o si fanno loro richieste eccessive.

Inoltre nessuno di noi può essere sempre disponibile all’apprendimento, ci sono periodi nella vita dove l’energia viene utilizzata per gestire situazioni emotivamente cariche come può essere una separazione, un lutto o un trasloco.

Anche quando siamo molto contenti, abbiamo “la testa tra le nuvole”, ci vogliamo godere quel momento e non siamo disponibili ad applicarci. 

La convivenza si basa sull’armonia sulle interazioni di qualità fondate sulla tolleranza, al quale ogni famiglia dovrebbe dare importanza fin dalla tenera età dei propri figli.

I mezzi di comunicazione moderna, tv, social e internet, non ritraggono questo mondo di armoniosa convivenza, tutt’altro… la TV ha perso il suo ruolo sociale d’insegnare e anche la cortesia che si usava una volta sullo schermo lascia oggi lo spazio a talk show di dubbia qualità dove adulti si urlano l’uno contro l’altro mentre i nostri figli ascoltano e vedono questo mondo, credendo che quella sia la normalità di comportamento, crescendo nella constatazione che il modo sia fatto così…

Sui social non va meglio, anzi, lì la comunicazione è ancora più cinica, spietata e senza alcun rispetto delle sensibilità proprie e altrui. Ne abbiamo ampi esempi su gruppi social di classe a cui tutti noi genitori siamo soggetti sui nostri telefonini e dove passano le più strane cose… quando il gruppo social poi sbarca sul telefonino di nostro figlio con il gruppo dei compagni di classe (o degli amici del calcio) sempre più spesso si apre una brutta pagina di cyberbullismo dove bambini aggrediscono senza pietà i propri compagni di classe con parole pesanti, di cui spesso non sanno nemmeno il significato ma che offendono profondamente l’anima di altri loro coetanei.

Come prevenire allora? Come possiamo renderli adolescenti migliori? Da questa realtà dove i nostri figli sono a contatto tutti i giorni è molto importante far apprendere loro l’importanza del rispetto che passa proprio da queste piccole cose semplici e alla loro portata: grazie, buongiorno e per favore. Tre piccole parole magiche che apriranno la porta dell’apprendimento emotivo.

Un errore che molte famiglie commettono è quello di insegnare ai propri figli queste norme di convivenza solo quando iniziano a parlare. Ebbene, è interessante sapere che “il cervello sociale” di un bambino è tremendamente ricettivo a qualsiasi stimolo, al tono di voce e anche alle espressioni facciali dei propri genitori

Trasmettere ai bambini l’importanza di apprendere con un grazie, di chiedere per favore o di dire buongiorno o buonasera, va oltre la semplice cortesia. Investiremo sulle loro emozioni, sui valori sociali che tengono insieme una comunità e, soprattutto, sulla reciprocità. Per creare una società basata sul rispetto, nella quale l’essere civili e la considerazione fa la differenza, è necessario apprendere queste piccole abitudini sociali alle quali, a volte, non prestiamo l’importanza che meritano. 

In che modo fare apprendere ai bambini fin da piccoli?

Che ci crediate o meno, possiamo educare un bambino a certi valori fin da quando è molto piccolo. I suoi atteggiamenti sono quasi insospettabili e bisogna approfittare di quella grande sensibilità in materia emotiva!

Sei entrato in un qualsiasi posto?

Saluta, dì buongiorno o buonasera.

Vai via? Dì arrivederci.

Ti hanno fatto un favore o dato qualcosa? Ringrazia

Ti parlano? Rispondi.

Ti stanno parlando? Ascolta.

Hai qualcosa? Condividilo.

Non ce l’hai? Non invidiarlo.

Hai preso qualcosa che non è tuo? Restituiscilo.

Vuoi che facciano qualcosa per te? Chiedilo per favore.

Ti sei sbagliato? Chiedi scusa. 

Ringraziare è una potente arma per il cervello infantile: i neuroscienziati ci ricordano che il sistema neuronale di un bambino è geneticamente programmato per “connettersi” con gli altri. È una cosa meravigliosa e intensa. Anche le attività quotidiane, come dargli da mangiare, lavarlo o vestirlo si trasformano in impronte cerebrali che danno forma, in un modo o nell’altro, alle risposte emotive che il bambino darà in futuro.

Il disegno del nostro cervello, per così dire, ci fa sentire inesorabilmente attratti a sua volta da altri cervelli, per via dell’interazione di tutti coloro che ci circondano. Un bambino che apprende il rispetto e che fin da piccolo viene abituato ad ascoltare la parola “grazie”, dunque, capirà velocemente che si tratta di un potente rinforzo positivo e, poco a poco, lo svilupperà a sua volta. È molto probabile che un bambino di 3 anni, al quale i suoi genitori hanno insegnato a dire “grazie”, “per favore” e “buon giorno”, non comprenda ancora bene il valore della reciprocità e del rispetto di queste parole. Ciò nonostante, tutto questo crea un adeguato e meraviglioso substrato, affinché le radici siano forti e profonde.

L’età magica compresa tra i 2 e i 7 anni, è quella che Piaget denominava “stadio dell’intelligenza intuitiva”. È in questa fase che i più piccoli, nonostante non comprendano il mondo degli adulti, risvegliano progressivamente il loro senso del rispetto, intuiscono quell’universo che va oltre le proprie necessità, per scoprire l’empatia, il senso della giustizia e, ovviamente, la reciprocità. Il bambino proverà l’autentico affetto di trattare con rispetto i suoi simili e i risultati che questa azione ha su di sé e sugli altri. È una cosa eccezionale, una condotta che lo accompagnerà per sempre, perché trattare gli altri con rispetto significa anche rispettare se stessi, agire d’accordo ai valori e a un senso di convivenza basato su un pilastro sociale ed emotivo importante: la reciprocità.

Sarà all’incirca verso i 7 anni che i nostri figli scopriranno appieno tutti i valori che conformano la loro intelligenza sociale. In questo istante cominciano a dare più importanza all’amicizia, a sapere ciò che implica questa responsabilità affettiva, a capire e a godere della collaborazione, a far fronte alle necessità degli altri e ad interessi diversi dai propri.

È senza dubbio un’età meravigliosa, durante la quale qualsiasi adulto deve tener conto di un aspetto essenziale: quando un bambino scopre cosa verifica nel suo contesto quando dice per favore e grazie niente è più uguale a prima...

a cura della Redazione
in collaborazione con i propri esperti dell’infanzia