Dite ai figli: “Questo è un anno meraviglioso!”

Paolo Crepet, uno degli psichiatri e sociologi più apprezzati di Italia e che da anni collabora con la nostra Rivista, pensa che la scuola sia insostituibile e che tenerla chiusa sia stato più dannoso del virus. «A scuola bisogna andarci e ci vuole il giusto coraggio per ricominciare senza ansia e psicodrammi alla prima linea di febbre»

Appena uscito in libreria con Vulnerabili (Mondadori) a Paolo Crepet oggi domandiamo: la scuola è pronta per ripartire? «La scuola italiana non se la passava bene neanche prima del virus. E continua a soffrire in termini di organici, formazione continua, valutazione delle sperimentazioni ed edilizia. 

Ma deve restare aperta: è un luogo di socializzazione e confronto, uno sguardo continuo sul mondo. Ci vuole la giusta dose di coraggio: il danno di non andare a scuola o di farla frammentata o nuovamente a distanza sarebbe incommensurabile».

Fortunatamente gli insegnanti sono abituati a fare di necessità virtù... «Sì, ma non è giusto. Non è civile che uno Stato chieda eroi in ogni
settore: negli ospedali, nelle scuole, nelle aziende. Bisogna pretendere che i servizi essenziali funzionino a prescindere».

Cosa serve ai bambini per affrontare con serenità questo anno scolastico? «Hanno bisogno di genitori coraggiosi che non facciano psicodrammi alla prima linea di febbre. Non si deve comunicare loro ansia. Va detto: “Sarà un anno meraviglioso, più bello degli altri”.

La diversità e il cambiamento sono positivi, un’occasione per imparare a vivere una nuova situazione. Una situazione che non va edulcorata, ma nemmeno esagerata. Un esempio? Il bambino deve sapere che il nonno è più a rischio di lui e capire che anche a 7 anni si ha il dovere della responsabilità».

Un consiglio ai docenti? «Siate creativi. I banchi monoposto non vi devono fermare. Cambiate spesso la loro disposizione, fate ruotare gli alunni. Il pedagogista Loris Malaguzzi, mente del modello Reggio Children, ne fece una battaglia. I bambini devono confrontarsi con l’altro e se quest’altro cambia è meglio: se un giorno hai davanti Roberta e l’altro Gino cominci a capire che il mondo è complicato». 

E la mascherina? «Dipende dall’età pediatrica. Per preadolescenti e adolescenti è necessaria; per l’infanzia, laddove è possibile il distanziamento, può non essere obbligatoria. Molto meglio praticare una procedura banalissima: aprire le finestre delle classe, dieci minuti ogni ora. Fa freddo? Ci mettiamo un cappottino».

Cosa prevede nelle prossime settimane? «Ci saranno dei problemi, già ci sono. Fortunatamente, è una ondata diversa: eseguiamo più tamponi, anticipiamo la malattia, abbiamo farmaci efficaci. Manca, però, una comunicazione adeguata e responsabile da parte del governo: ogni famiglia deve sapere come comportarsi quando ci sarà, perché ci sarà, un bambino positivo. Avere un piano “B” e saperlo mettere in pratica subito. 

Le regole e i comportamenti da adottare andrebbero ricordati ogni sera al telegiornale».

intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori

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