I disegni dei nostri bambini ci parlano di loro e delle loro emozioni ma anche della loro sconfinata creatività alimentata da altrettanta curiosità. Vi è un atteggiamento a doppio binario, nei confronti della curiosità dei bambini. Ci sono coloro che sperano che la curiosità serva a qualcosa e diventi una sorta di occasione o di pretesto per l’apprendimento in senso cognitivo o, diversamente, di formazione alla personalità intera.
La funzione formativa della curiosità si traduce in un’espressione tecnica di gioco che favorisce, esercita, promuove, esalta certe potenzialità individuali infantili. Si impara la curiosità, come si impara a leggere, a scrivere, perché so bene che l’esigenza alla curiosità non è naturale e spontanea, ma va educata, insegnata e aiutata a manifestarsi.
Nessun adulto si dovrebbe mai stancare sul ragionare
di come stimolare la curiosità dei piccoli.
E’ un’astuzia che corrisponde al CONATUS SESE CONSERVANDI (cioè l’istinto di conservazione) degli individui, è il partner del gioco con valenze magiche, perché servono per raccontare storie che non ci sono mai state, per dar vita ad idee mai pensate prima, per uscire dagli schemi usuali in alternativa alla realtà codificata.
La curiosità è una magia che sviluppa la creatività perché il bambino si estranea temporaneamente dal quotidiano, si adatta a ciò che elabora per uscire dagli schemi logici: ma la diversità è la logica del cambiamento per imparare sempre di più.
Questo atteggiamento permette ai bambini di sentirsi più equilibrati, rispettosi di sé stessi e degli altri, perché la curiosità libera le potenzialità del corpo e della mente. Donate ai bambini oggetti privi di pericolosità. Lui si divertirà e la curiosità sarà indirizzata a favorire l’apprendimento e la conoscenza di sé.
E noi adulti cosa potremmo imparare
da questa enorme espressione di creatività dei nostri bambini?
Ad esempio, quante volte in alternativa allo scoppio di ira, cerchiamo varie soluzioni senza ottenere cambiamento? Allora perché non provare di scaricare le tensioni facendo uso della creatività?
Con la determinazione di non voler creare un capolavoro, altrimenti in questo caso l’umore potrebbe peggiorare ulteriormente, con il risultato di non migliorare la situazione iniziale. Lo scopo non è di mettere alla prova le abilità nell’usare le matite e i pennelli, ma quello di usare i colori come trasferimento sul foglio, degli stati d’animo.
Esprimere i propri sentimenti con mezzi diversi delle parole: è il gesto creativo. Non sempre il linguaggio verbale comunica davvero ciò che sentiamo, non sempre si liberano le tensioni negative che si accumulano in questo tipo di società in cui viviamo.
Sorge spontanea la domanda: come incomincio? Semplice: prendete dei fogli bianchi dei pennarelli, delle matite colorate e disegnate. Cosa? Ciò che vedete dalla finestra, un ricordo del passato, copiate una foto che vi piace. Ma disegnate tutto ciò che vi interessa.
a cura di Anna Maria Casadei
esperta nella lettura del disegno infantile e dello scarabocchio