Quel mondo bambino dentro noi…

Questa scultura dell’artista ucraino Aleksandr Milov intitolata “Love” è sta presentata nel 2015 al festival artistico Burning Man, in Nevada.

(fotografia, credits Vitaliiy Dynega)

Un’immagine toccante e delicatissima, che rappresenta due bambini che si toccano le mani, rinchiusi nel corpo di adulti che invece si danno le spalle.

Questa scultura è un inno alla dolcezza dell’infanzia che sopravvive alle tempeste, all’ingenuità dell’amicizia che trova sempre una strada, alla purezza dell’amore incondizionato che i bambini sanno dare. Un monito, a noi che ci guardiamo allo specchio e ci vediamo grandi, per ricordarci che dentro, sotto molti strati, c’è un bambino che non ha paura del mondo degli adulti.

Milov è riuscito, con l’immediatezza della luce e del filo di ferro, a metterci davanti a quell’infanzia di cui - consapevoli o no - abbiamo tutti un po’ nostalgia.

Ce li ricordiamo ancora quei pomeriggi infiniti, in cui il passare del tempo era scandito dal rumore degli alberi, dagli uccelli che tornavano sui rami, dalla luce che calava e dall’odore che usciva dalle finestre accese?
Ci ricordiamo le canzoni, le parole in rima, le filastrocche per scegliere chi contava a nascondino?
E ci ricordiamo il sapore della colazione, tazze di lentezza assopiti nelle voci della nostra famiglia, senza la percezione della giornata scandita come una scatola chiusa?

Qualunque sia stato il periodo in cui la nostra infanzia è sbocciata, qualunque felicità, dolore, bellezza o lotta abbiamo affrontato da piccoli, siamo stati tutti salvati da quel bambino che ancora alberga da qualche parte in noi.

E oggi che siamo genitori, sarebbe bello riflettere su quanto di noi rivive nei nostri figli e con i nostri figli: diventare mamme e papà ci dà la possibilità di connetterci con la morbidezza del nostro essere stati bambini, che ancora giace sul fondo, e con la struttura di noi adulti, che ci tiene dritti fino all’apice.
C’è un filo luminoso che attraversa gli anni e fa chiacchierare il nostro “sé bambino” con il “sé grande” e gli dice, quasi prendendolo in giro: ma quante cose che ti sei dimenticato!

Ci dimentichiamo di cosa vuol dire fare un gioco ed essere il gioco, il personaggio, profondamente immersi nel ruolo e nella fantasia, che ci avvolge come una sostanza tangibile.
Ci dimentichiamo il potere dell’immaginazione che nasce arborescente, e che dal guardare un petalo di un fiorellino ci portava a immaginare la nascita dell’universo.
Ci dimentichiamo cosa vuol dire volere le coccole, volere un bicchier d’acqua prima di dormire, voler sentire un odore - odore di mamma, di buono, di amore - e ci dimentichiamo le paure impossibili, i mostri, le pantere, il silenzio. Ma ci dimentichiamo anche che eravamo noi stessi gli stessi cavalieri che ci salvavano da draghi e montagne di fuoco. Ci dimentichiamo la noia dei compiti, la bellezza dell’imparare, le ricreazioni che a scuola sembravano infinite.

E se invece provassimo a non dimenticarcelo? Se facessimo un elenco di tutto quello che i grandi non dovrebbero dimenticarsi mai? Proviamo!

Ecco le 10  cose che  noi grandi non dovremmo dimenticare mai:
1) giocare senza guardare il cellulare, perché il cellulare i bambini non ce l’hanno;
2) che a scrivere dopo un po’ suda la mano;
3) che portare a termine un compito ben fatto dà una grande soddisfazione;
4) che se a una cosa ci credi davvero succede;
5) che puoi trasformarti in quello che vuoi;
6) che addormentarsi con una favola, una coccola e una canzone è bello;
7) che si può passare mezz’ora a fissare un fiore;
8) che se non sai cosa fare, puoi metterti a disegnare;
9) che se ti fai male e qualcuno che ami ti dà un bacino, la bua passa;
10) che se abbracci un tuo amico, la mamma, papà, tuo fratello o tua sorella anche loro saranno felici.

E poi non possiamo dimenticare mai che i bambini ci guardano e pensano che noi sappiamo sempre cosa fare. Beh, a dire il vero, sappiamo bene che non è così: ma i grandi adesso siamo noi, e decidere cosa fare o non fare è comunque compito nostro. Ma non siamo soli a prendere le decisioni, anche le più difficili: dentro di noi c’è sempre un bambino luminoso, che saprà tenderci la mano, farci un sorriso, e indicarci la strada.

di Silvia Bernardi  
copywriter ed esperta di comunicazione