Mangio bene… cresco bene!

Pur essendo il nostro un paese completamente “immerso” nel Mediterraneo, le abitudini alimentari italiane non sono sempre aderenti ai suggerimenti della “dieta mediterranea”.

Eppure questo stile alimentare, adottato fin da piccoli, si è dimostrato in grado di ridurre l’incidenza delle malattie non trasmissibili (cioè non infettive o non a trasmissione per contatto tra individui) a volte molto gravi e delle loro conseguenze: obesità, diabete mellito, ipertensione arteriosa, dislipidemie, cancro, infarto miocardico ed ictus. Cosa si intende per dieta mediterranea? Una alimentazione ricca di vegetali freschi (verdure e frutta), di cereali non raffinati, di fonti proteiche per lo più vegetali e di derivazione dal pesce, di grassi di derivazione vegetale.

Tradotto in parole povere:

tante verdure e frutta fresche (come fonte di sostanze antiossidanti, vitamine e minerali),

pane e pasta integrali naturali (come fonte di fibra per regolare l’intestino e ridurre l’indice glicemico),

molti legumi (ricchi di fibre ed a basso indice glicemico e con quota proteica ma scarsa),

molto pesce (ricco di proteine e di grassi omega 3 antiinfiammatori) come fonti proteiche,

olio extravergine di oliva (meno a rischio di indurire le arterie ed in grado di aumentare il colesterolo “buono” HDL) o altri oli vegetali monoseme oltre alla frutta secca a guscio che è ricca di grassi vegetali

bevande naturali (acqua, infusi naturali non zuccherati)

Queste regole fondamentali, tipiche di molte regioni del Mar Mediterraneo, nel nostro paese sono spesso “addomesticate” e/o poco usuali: i nostri bambini di solito non mangiano cibi integrali e non consumano verdura e frutta, le merende sono spesso confezionate ed ipercaloriche, saltano la colazione, bevono bibite zuccherine e succhi di frutta in abbondanza. 

Occorre seguire le “REGOLE DEL 5”: 5 pasti al giorno (colazione, pranzo, cena e 2 merende) e 5 porzioni tra frutta e verdura di 5 colori diversi. Per i più piccoli saranno i genitori ad impostare le varietà, ma per i più grandicelli si possono organizzare “giochi della spesa e del menù” per inserire prodotti diversi nella giornata nei vari pasti e merende.

Abitudini familiari degli ultimi 50 anni e pressioni pubblicitarie ed ambientali

ne sono la causa. Come fare per cambiare le cose e, attraverso una maggiore attenzione all’alimentazione dei bambini, migliorare anche la salute dell’intera famiglia?

Le modifiche delle regole del 5 andranno inserite in maniera progressiva ma costante, migliorando la qualità dell’alimentazione dell’intera famiglia (l’esempio vale più dio tanti discorsi! Se il papà non mangia la verdura difficilmente lo farà il bambino; se la nonna gli propone salamini a merenda no gradirà poi un frutto a casa sua).

L’incontro con altre culture, attraverso la scuola, può aiutare a conoscere anche cibi nuovi che possono incuriosire ed invogliare all’uso regolare. Nel sito della Società Italiana di Pediatria (http://sip.it/in-evidenza/piramide-alimentare-per-leta-pediatrica-ora-e-transculturale) sono riportati, in apposita scheda, i tipi di alimenti “transculturali” ormai facilmente reperibili anche in molti supermercati e negozi etnici o di cibi naturali. E la Piramide Alimentare Transculturale dell’infanzia può e deve diventare un punto di riferimento anche per gli adulti, in modo da rendere usuale il consumo di cibi che aiutano tutti a crescere in salute o mantenersi in salute.

a cura dott.ssa Luisa Zoni
specialista in scienza dell’alimentazione - AUSL di Bologna